Eurallumina, rientra la protesta: ora il nodo sono i fondi
I lavoratori hanno lasciato il forno a 60 metri, ma sindacati e maestranze attendono risposte decisive su risorse pubbliche, debiti e possibili investitori.
La protesta sul forno di calcinazione è terminata, ma per Eurallumina l’emergenza resta aperta. Gli operai hanno abbandonato la postazione situata a 60 metri d’altezza dopo l’incontro tecnico al Mimit, mentre la mobilitazione continuerà fino alla prossima convocazione, fissata indicativamente per il 29 o 30 ottobre.
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Il rischio insolvenza resta concreto
Sul tavolo c’è soprattutto la necessità di garantire la continuità dello stabilimento di Portovesme. Gli impianti sono fermi e l’azienda, oggi impegnata nelle attività di bonifica della falda, attende risorse sufficienti per sostenere gli stipendi, saldare i fornitori e accompagnare il progetto di rilancio da 350 milioni di euro.
La situazione finanziaria si è aggravata dopo il blocco dei fondi riconducibile alle sanzioni contro la Russia. Rusal, proprietaria dell’impianto, da circa un anno non versa più gli oltre 2 milioni di euro mensili che servivano a mantenere operativa la struttura sarda. Di conseguenza, l’esposizione dell’azienda è aumentata e i sindacati segnalano il pericolo di insolvenza.
Risorse pubbliche e nuovi acquirenti
Durante la riunione ministeriale è stato riferito che il Ministero dell’Economia avrebbe assunto un impegno formale per trasferire fondi statali, auspicabilmente fino al 31 dicembre. Prima, però, dovrà essere definito il fabbisogno complessivo, con un’attenzione specifica ai costi legati agli interventi ambientali.
«Ora si dovrà quantificare il fabbisogno e poi capire quante risorse serviranno, con una particolare attenzione alla questione ambientale», ha spiegato Nino D’Orso, esponente della Cisl regionale, riassumendo l’esito del confronto. La disponibilità finanziaria dovrà servire a evitare l’interruzione delle attività essenziali e a scongiurare un ulteriore deterioramento dei conti.
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Nel corso dell’incontro è emerso anche l’interesse di tre potenziali investitori internazionali, intenzionati a valutare l’acquisizione dello stabilimento. La verifica decisiva arriverà dalla prossima riunione: lavoratori e organizzazioni sindacali attendono di sapere quali impegni saranno confermati e con quali tempi.
Una vertenza lunga oltre quindici anni
Eurallumina si fermò nel marzo 2009, quando gli elevati costi dell’energia resero insostenibile la trasformazione della bauxite in allumina, fase iniziale della filiera dell’alluminio. Da allora si sono susseguiti piani di rilancio, proteste e tentativi di sbloccare autorizzazioni e procedure rimaste ferme o procedute lentamente.
L’occupazione del forno è stata quindi una risposta all’urgenza del momento, maturata alla vigilia del vertice tecnico. Ora la sospensione dell’azione non coincide con la fine della vertenza: le maestranze restano in attesa di fatti concreti sulle risorse statali, sul futuro industriale del sito e sull’eventuale ingresso dei nuovi investitori.
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