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Economia 2 min di lettura15 ott

Estate rovente, a rischio 3,7 milioni di soggiorni turistici

Il clima più caldo può ridurre i flussi estivi e spostare parte della domanda verso aprile, settembre, ottobre e novembre, con effetti diversi tra le regioni.

Il cambiamento delle abitudini di viaggio legato alle temperature sarà tra i temi centrali del prossimo Ttg Travel Experience di Rimini. Durante l’appuntamento verrà illustrata anche l’indagine Enit dedicata all’evoluzione di imprese e destinazioni turistiche in Europa e in Italia di fronte al cambiamento climatico.

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Le stagioni intermedie guadagnano terreno

A fronte delle difficoltà previste nei mesi più caldi, il clima più mite potrebbe rafforzare la domanda nei periodi intermedi dell’anno. Le stime indicano circa 900 mila pernottamenti aggiuntivi ogni dodici mesi, grazie soprattutto alle condizioni più favorevoli di primavera e autunno.

Secondo Demoskopika, un aumento di un grado della temperatura massima nei cosiddetti mesi di spalla porterebbe a una crescita dell’1,1% delle presenze dei viaggiatori italiani. Il beneficio maggiore riguarderebbe settembre, con 248 mila notti in più, seguito da aprile con 210 mila, ottobre con 178 mila e novembre con 126 mila.


L’estate diventa più difficile

Il rovescio della medaglia emerge osservando la frequenza delle giornate molto calde nelle destinazioni turistiche italiane. Negli anni Novanta, sui 62 giorni complessivi di luglio e agosto, se ne registravano mediamente 18 con una temperatura percepita pari o superiore a 33 gradi; nell’ultimo decennio il dato è salito a 30.

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La tendenza potrebbe accentuarsi tra il 2027 e il 2036, quando le giornate caratterizzate da quel livello di calore arriverebbero a circa 35. Rispetto a un’estate con le condizioni climatiche degli anni Novanta, lo scenario attuale potrebbe mettere in pericolo fino a 3,7 milioni di presenze durante una stagione ordinaria, pari al 2,3% del totale estivo.


Sud e coste pagano il conto

L’esposizione non sarebbe uniforme sul territorio. Il Mezzogiorno balneare, pur raccogliendo meno di un quarto delle presenze estive, arriverebbe a concentrare il 36% delle perdite stimate. Nell’indice di vulnerabilità turistica al caldo costruito da Demoskopika, Calabria, Puglia ed Emilia Romagna occupano i primi tre posti, rispettivamente con 79,8, 78,2 e 77,7 punti su 100.

Il rapporto, pubblicato in anteprima da ANSA, calcola inoltre che entro il 2036 i pernottamenti estivi potenzialmente esposti potrebbero raggiungere 5,2 milioni ogni anno, ipotizzando flussi turistici invariati. Sul piano economico, la contrazione della spesa potrebbe arrivare a 214 milioni di euro annui: 294 milioni persi nei mesi estivi, compensati solo in parte dagli 80 milioni generati dall’allungamento della stagione in primavera e autunno.

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