Esportazioni, 20mila imprese pronte: produttività su del 6%
Nel Mezzogiorno il bacino inutilizzato è più ampio, ma i servizi camerali aumentano il valore venduto all’estero del 65,3%
Circa 20mila aziende italiane possiedono caratteristiche compatibili con l’export, ma non hanno ancora iniziato a vendere oltre confine.
Rowenta
-20% sulle aspirapolveri da Rowenta
I risultati delle imprese esportatrici
A parità di settore, dimensione e territorio, le aziende presenti sui mercati internazionali mostrano una produttività del lavoro superiore di circa il 20% rispetto alle altre. L’incremento arriva già nella fase di ingresso all’estero, quando la produttività aumenta mediamente del 6%.
Anche la propensione a investire cambia in modo netto. Nel periodo 2026-2028, il 43% delle imprese esportatrici prevede spese in ricerca e sviluppo, contro il 16% di quelle che operano soltanto sul mercato interno.
Tecnologia e transizione verde
Il divario riguarda anche l’innovazione tecnologica. Gli investimenti nelle tecnologie 4.0 sono programmati dal 51% delle aziende esportatrici e dal 28% delle non esportatrici.
Per la transizione ecologica le percentuali sono rispettivamente del 47% e del 28%. I dati delineano quindi una maggiore propensione delle imprese internazionalizzate a rafforzare produzione, ricerca e processi sostenibili.
Il sostegno alle aziende del Sud
Nel Mezzogiorno, tra le imprese già esportatrici, 21 ogni 100 avrebbero le condizioni per ampliare la propria presenza oltreconfine senza averlo ancora fatto. Nel Centro-Nord il rapporto scende a 13 su 100.
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L’assistenza degli organismi camerali produce effetti più marcati proprio nelle regioni meridionali. Dal 2020 al 2024, le aziende del Sud che hanno utilizzato questi servizi hanno registrato un valore delle esportazioni superiore del 65,3% rispetto a quelle non assistite, contro una differenza media nazionale del 21,8%.
L’intesa tra istituzioni
L’accordo quadro sottoscritto il 27 luglio alla Farnesina tra il ministero degli Esteri e Unioncamere è diventato operativo il 28 ottobre. Alla collaborazione partecipano anche Ice, Simest, Sace e Cassa depositi e prestiti.
Antonio Tajani ha spiegato che le Camere di commercio potranno raggiungere le aziende sul territorio e aiutare quelle frenate dalla mancanza di informazioni o dalla paura di affrontare i mercati stranieri. Il presidente di Unioncamere Andrea Prete ha indicato come priorità l’ampliamento della platea degli esportatori, a partire dalle 20mila imprese individuate.
I numeri dell’intervento
A livello nazionale, le imprese accompagnate dai servizi camerali hanno avuto una probabilità del 41,4% più alta di cominciare a esportare. L’impatto stimato è compreso tra 600 e 800 milioni di euro di vendite aggiuntive oltreconfine.
Il progetto potrà contare sulla nuova direzione generale della crescita, istituita con la riorganizzazione della Farnesina entrata in vigore il primo gennaio. Le Camere di commercio saranno inoltre coinvolte nei forum economici organizzati dal ministero.
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