Economia invisibile, il conto sale a 197,6 miliardi: dove si concentra
La parte più consistente arriva dai ricavi nascosti di imprese e autonomi, mentre il lavoro irregolare coinvolge 2,725 milioni di persone con paghe molto più basse.
Basterebbe dividere il valore dell’economia non dichiarata tra tutti gli italiani per ottenere circa 3.350 euro a persona. Nel 2023, infatti, il fenomeno ha raggiunto quota 197,6 miliardi di euro, una somma equivalente al 9,2% del Pil e sufficiente, in teoria, a finanziare per oltre dodici mesi la sanità pubblica nazionale, il cui costo annuo è stimato in circa 142 miliardi.
La cifra è aumentata di 22,2 miliardi rispetto ai 175,4 miliardi del 2018. In cinque anni l’incremento nominale è stato quindi del 12,6%, secondo l’analisi realizzata da Censis e Confcooperative.
Il reddito nascosto pesa più del lavoro nero
La componente principale è rappresentata dagli incassi non dichiarati da aziende, professionisti e autonomi. Questa voce ammonta a 108,2 miliardi e comprende l’occultamento di una parte dei guadagni al fisco, con effetti sulle imposte relative a produzione, redditi e Iva; tra il 2019 e il 2023 è cresciuta del 21,6%.
Il lavoro irregolare vale invece 77,2 miliardi e riguarda rapporti completamente invisibili oppure comunicati solo in parte. La crescita registrata nello stesso periodo è stata più contenuta, pari al 4%. Restano quasi stabili le altre forme di economia sommersa, che valgono 12,2 miliardi e includono, tra gli altri casi, locazioni non dichiarate e mance sottratte al fisco nei comparti della ristorazione, dell’ospitalità e dei servizi alla persona.
Gli irregolari sono 2,725 milioni
I dati più recenti disponibili sul mercato del lavoro si riferiscono al 2024. Le stime Istat, costruite incrociando archivi amministrativi e indagine sulle forze di lavoro, indicano 2 milioni e 725mila occupati irregolari, 117mila in più rispetto alla rilevazione precedente.
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La tendenza di medio periodo rimane però negativa: tra il 2019 e il 2024 il numero è diminuito del 2,1%. Nello stesso arco temporale l’occupazione regolare è cresciuta del 5,4%, con 1.219.000 persone in più.
Paghe ridotte per chi è fuori regola
L’irregolarità non incide soltanto sulle entrate pubbliche e sulla corretta concorrenza tra operatori. Chi lavora senza un rapporto pienamente registrato riceve in media una retribuzione inferiore del 48,3% rispetto a un collega regolare.
Il quadro delineato dallo studio mostra quindi un sommerso alimentato soprattutto dalla parte di reddito sottratta alle dichiarazioni fiscali. Il lavoro non registrato resta una componente molto rilevante, ma non è il principale fattore alla base dell’aumento complessivo osservato negli ultimi cinque anni.
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