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Economia 1 min di lettura1 ora fa

Debito sotto pressione: lo spread torna ai livelli di gennaio 2025

Il differenziale tra titoli italiani e tedeschi supera quota 118, mentre il rendimento del Btp raggiunge il punto più alto da oltre tre anni.

Il petrolio sopra i 100 dollari riaccende i timori sull’inflazione e complica le prossime mosse delle banche centrali. L’ipotesi di nuovi rialzi dei tassi torna così a pesare sui mercati obbligazionari.

A rendere più fragile il quadro contribuiscono anche gli ingenti debiti pubblici accumulati da diversi Paesi. La pressione non riguarda soltanto l’Italia: dinamiche analoghe si osservano sui titoli di Stato americani, francesi e britannici.


Il rendimento italiano ai massimi

Nel corso della seduta, ancora in svolgimento, il rendimento del Btp decennale è arrivato al 4,69%. Si tratta del livello più elevato registrato da oltre tre anni, un dato che riflette la crescente cautela degli investitori.

L’aumento dei rendimenti indica che per collocare il debito italiano è necessario offrire un ritorno maggiore. Sullo sfondo restano sia l’incertezza legata all’inflazione sia il possibile irrigidimento della politica monetaria.

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Differenziale oltre quota 118

Anche la distanza tra il Btp e il Bund tedesco si è ampliata, superando i 118 punti base. Il valore riporta il differenziale sui livelli osservati a gennaio 2025.

L’andamento si inserisce in una fase di debolezza più ampia per le obbligazioni sovrane. L’energia più costosa può alimentare ulteriormente i prezzi e spingere le banche centrali a valutare altri aumenti dei tassi, mentre l’elevato indebitamento resta un ulteriore elemento di preoccupazione.

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