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Economia 1 min di lettura3 giorni fa

Consolato Usa, 31 milioni agli operai: arrivano anche i permessi

Circa 300 lavoratori coinvolti nell’inchiesta sul cantiere di Milano hanno ottenuto arretrati, risarcimenti, regolarizzazioni contributive e sostegni al reddito.

Per circa 300 lavoratori impiegati nel cantiere del nuovo consolato degli Stati Uniti a Milano il risarcimento non si è limitato alle somme non ricevute. Oltre al denaro, una parte degli operai ha ottenuto documenti per restare regolarmente in Italia e, per chi ha perso il lavoro, l’accesso alla Naspi.


Permessi e sostegni per gli operai

Le Questure di Milano e Pisa hanno concesso un permesso di soggiorno speciale a 238 persone. La maggioranza era di nazionalità indiana ed era stata reclutata a Nuova Delhi attraverso una società intermediaria turca.

Altri 60 lavoratori, rimasti senza occupazione, sono stati ammessi dall’Inps alla Naspi, l’indennità destinata a chi perde il lavoro. Le misure si aggiungono agli interventi economici predisposti da Caddell Construction, l’azienda americana coinvolta nell’indagine.


Il conto supera i 30 milioni

Il pacchetto messo a disposizione dalla società ammonta complessivamente a 31 milioni di euro. La voce principale riguarda 9,6 milioni destinati a coprire le retribuzioni che, secondo la ricostruzione dell’accusa, non sarebbero state corrisposte nella misura dovuta.

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Altri 3 milioni sono serviti a restituire le somme trattenute per vitto e alloggio in un residence. Caddell Construction ha inoltre stanziato 7 milioni per il danno morale, versato 7,2 milioni all’Inps per chiudere le pendenze contributive e trasferito 4 milioni all’Ispettorato territoriale del lavoro.


L’inchiesta sul cantiere milanese

L’operazione risarcitoria si inserisce nel procedimento che riguarda le condizioni di impiego nel cantiere del consolato. I pm Paolo Storari e Mauro Clerici contestano l’utilizzo di manodopera in una situazione di bisogno e con modalità definite come "para-schiavismo", ipotizzando condizioni di sfruttamento.

Caddell Construction risulta indagata insieme a due propri manager. L’azienda, pur avendo predisposto il fondo e saldato gli importi indicati, precisa che l’iniziativa "non costituisce in alcun modo un'ammissione di responsabilità penale o civile o amministrativa".

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