Bar, l’Italia perde 24mila insegne: il conto salato della desertificazione
In sei anni il servizio bar ha lasciato sul territorio oltre 7,2 miliardi tra consumi, lavoro e entrate fiscali mancati
A Roma sono spariti 2.827 bar, con una contrazione superiore al 30%, nonostante il richiamo dei visitatori stranieri e italiani. È il simbolo più evidente di un fenomeno che non riguarda soltanto le attività economiche: quando chiude un locale di quartiere, si riducono anche le occasioni quotidiane di incontro e relazione.
La rete dei bar si restringe
Tra il 2019 e il 2025 le imprese attive nel servizio bar sono passate da 169.839 a 145.766. Il bilancio parla di 24.073 attività in meno, pari a una diminuzione del 14,2% e a una media di circa 11 chiusure ogni giorno.
La flessione coinvolge l’intero Paese, anche se con intensità differenti. Il Centro registra la perdita percentuale più significativa tra le macroaree, con 7.323 esercizi cancellati e una variazione del -20,8%; seguono Nord-est (-16,3%) e Nord-ovest (-16,1%). Più limitati, ma comunque negativi, i saldi di Sud (-6,7%) e Isole (-6,5%).
Lombardia prima per perdite
Se si considerano i numeri assoluti, è la Lombardia a segnare il ridimensionamento più ampio: 4.957 bar in meno. Dopo arrivano Lazio (-4.405), Veneto (-2.806), Emilia-Romagna (-1.916) e Piemonte (-1.915).
La graduatoria cambia osservando invece l’incidenza percentuale. Le Marche guidano questa classifica con una riduzione del 25%, davanti al Lazio (-23,9%), alla Valle d’Aosta (-22,2%) e al Veneto (-20,1%). Il dato della Capitale resta particolarmente pesante: nella città sono venuti meno oltre tre locali su dieci.
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Oltre 7,2 miliardi persi
Secondo la valutazione di Confesercenti, la contrazione produce effetti che vanno oltre il destino dei singoli esercizi. Nei sei anni considerati, l’impoverimento complessivo delle economie locali supera 7,2 miliardi di euro, considerando consumi più bassi, posti di lavoro persi e minori entrate fiscali.
L’associazione ha ricostruito il quadro utilizzando i dati delle Camere di commercio. Il fenomeno riguarda sia i tradizionali locali dei piccoli centri, sia i bar di prossimità presenti nei quartieri urbani, luoghi che per molti residenti rappresentano una presenza stabile nella vita della comunità.
L’allarme di Confesercenti
Nico Gronchi, presidente di Confesercenti, ha collegato la riduzione delle attività alla trasformazione del tessuto sociale dei territori. "La desertificazione commerciale sta cambiando la vita quotidiana delle nostre comunità", ha dichiarato.
L’analisi dell’associazione descrive dunque una ritirata diffusa: non scompaiono soltanto insegne storiche o locali legati alla socialità dei paesi, ma anche presìdi presenti nelle grandi città. Il risultato è una rete commerciale più povera e meno capillare, con conseguenze economiche e sociali insieme.
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