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Economia 3 min di lettura6 min fa

Banche, i sindacati chiedono aumenti del 15% nel rinnovo

Abi e organizzazioni dei lavoratori torneranno al tavolo il 9 e il 19 novembre senza aver ancora discusso le richieste

Il rinnovo del contratto dei bancari resta senza un accordo economico e normativo, mentre i sindacati confermano una richiesta di aumento del 15%.

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Le richieste dei sindacati

Fulvio Furlan, segretario generale di Uilca, ha accusato Abi di non aver ancora fornito gli elementi necessari per un confronto concreto. A suo giudizio, l’analisi sulle trasformazioni del settore mostra la complessità dei problemi affrontati ogni giorno dal personale.

La domanda salariale, ha spiegato Furlan, è sostenuta dai dati su redditività, solidità patrimoniale e costo del lavoro. Per questo, secondo il sindacalista, l’incremento del 15% avanzato unitariamente dalle organizzazioni «è del tutto coerente con la situazione attuale e le prospettive di crescita delle banche».

Anche Riccardo Colombani, alla guida di First Cisl, ha richiamato il divario tra i risultati degli istituti e la condizione dei dipendenti. Il contratto è fermo da sette mesi e, nel frattempo, il potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori si è ridotto.

Colombani ha inoltre indicato gli oltre 8 miliardi di euro che, secondo le stime degli analisti, quattro grandi gruppi bancari distribuiranno a novembre come anticipo sui dividendi 2026. La cifra, ha osservato, supera ampiamente il costo degli aumenti richiesti per l’intero comparto nel periodo di tre anni. Il sindacalista ha aggiunto che il peso del personale sul margine di intermediazione è sceso, nonostante la crescita delle retribuzioni dei dirigenti apicali.


Profitti e costo del lavoro

Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, ha messo a confronto l’andamento dei conti bancari tra il 2022 e il 2025. In base ai dati della Banca d’Italia, i ricavi sono saliti da 88 a 110 miliardi di euro, il margine di interesse da 45 a 60 miliardi e gli utili netti da 22 a 38 miliardi, con una crescita del 72%.

Nello stesso arco temporale, il costo del lavoro è aumentato da 29 a 31 miliardi, pari al 7% in più. Sileoni ha ricordato che il precedente rinnovo aveva portato 435 euro mensili di incremento e ha sostenuto che «non ci sono quindi alibi per il rinnovo».

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Per un grande gruppo bancario, ogni dipendente produce in media 430mila euro di ricavi l’anno, a fronte di una spesa per il lavoro vicina a 77mila euro. Gli istituti, inoltre, destinano agli azionisti una quota compresa tra il 75% e l’80% degli utili.

La parte salariale richiesta dai sindacati comprende il recupero dell’inflazione e una componente annua dell’1% collegata alla produttività. Le organizzazioni ritengono la proposta sostenibile anche considerando profitti attesi attorno ai 40 miliardi nel 2026.


Le regole per il settore

Per Sileoni il confronto non può limitarsi alle cifre. Il sindacato chiede indicazioni su quali materie debbano rimanere affidate al contratto nazionale e quali possano essere gestite nei singoli gruppi bancari.

Tra i temi da disciplinare ci sono gli effetti delle aggregazioni tra banche, l’organizzazione delle attività e l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione e sulle competenze professionali. La Fabi sollecita quindi risposte sia sulla parte economica sia sulle norme comuni di tutela.

Il negoziato riprenderà il 9 e il 19 novembre. Finora le parti non sono ancora entrate nel dettaglio dei contenuti del rinnovo e, secondo i sindacati, dal Casl Abi non sono arrivati segnali sufficienti per imprimere un’accelerazione alla trattativa.

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