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Economia 2 min di lettura2 ore fa

Autonomi, lunedì termina l’adesione al concordato 2026-2027

La scelta riguarda il biennio fiscale e può essere accompagnata dal ravvedimento speciale per alcune annualità

Lunedì 2 novembre scade il termine per aderire al concordato preventivo biennale destinato ai lavoratori autonomi. L’accordo consente di definire in anticipo la base su cui calcolare le imposte e l’Irap per il periodo 2026-2027.

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Come presentare l’adesione

La scelta può essere trasmessa insieme alla dichiarazione dei redditi oppure separatamente. In quest’ultimo caso occorre inviare il modello Cpb accompagnato dal solo frontespizio del modello Redditi 2026.

Il termine è slittato al 2 novembre perché il 31 ottobre cadeva di sabato. La procedura riguarda i contribuenti interessati alla proposta dell’Amministrazione finanziaria per il prossimo biennio.


Il ravvedimento per gli autonomi

Tra gli strumenti collegati al concordato figura il ravvedimento speciale, previsto per chi nel periodo compreso tra il 2020 e il 2023 ha applicato gli Isa, oppure ha indicato specifiche cause di esclusione o una condizione di normale svolgimento dell’attività non presente.

Il contribuente può scegliere liberamente quali annualità regolarizzare e non è obbligato a includerle tutte. Per esempio, può intervenire soltanto sui periodi d’imposta 2021 e 2023, presentando un modello F24 distinto per ciascun anno selezionato.

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Chi può accedere

La misura è riservata ai titolari di reddito d’impresa e a chi ricava redditi dall’esercizio di arti e professioni, purché soggetti agli Isa per il 2025. Possono utilizzarla sia coloro che aderiscono per la prima volta sia chi aveva già sottoscritto il concordato per il biennio 2024-2025 e intende accettare la nuova proposta.

Il governo ha previsto correttivi per rendere più conveniente l’adesione. Tra le ipotesi figurano l’eliminazione delle maggiorazioni e limiti agli incrementi delle proposte, oltre al ravvedimento speciale.


I risultati della precedente edizione

La prima applicazione del concordato aveva portato nelle casse dello Stato circa 1,6 miliardi di euro, una cifra pari a poco più della metà dell’obiettivo iniziale.

Per la nuova versione si teme una partecipazione più contenuta. Le modifiche introdotte dall’esecutivo puntano quindi a sostenere le adesioni, anche attraverso le agevolazioni previste dal decreto Omnibus.

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