Auto elettriche, l’Italia accelera ma il 2030 resta lontano
Il mercato cresce, le colonnine aumentano e le flotte danno segnali positivi, ma le proiezioni del Politecnico mostrano che l’Italia rimane distante dai volumi indicati dal Pniec.
Le aziende restano un canale decisivo per la diffusione delle vetture a batteria: pesano per il 46% delle immatricolazioni in Italia e macinano in media tre volte i chilometri delle auto dei privati. Eppure l’adozione è ancora parziale: nella rilevazione su 219 imprese, Bev e Phev arrivano al 25% dei veicoli analizzati, mentre nel 2025 il 44% delle società non ha messo in strada nemmeno una elettrica pura. Tra chi le usa già, però, il 79% dice che le reintrodurrebbe e il 60% segnala vantaggi economici.
L’offerta cresce, ma resta sbilanciata
Sul versante industriale il quadro si sta allargando: a giugno 2026 i modelli Bev disponibili in Italia erano 183, con un aumento del 49% su base annua. Il problema, secondo il rapporto, è la distribuzione dell’offerta: il 68% ricade nei segmenti C-F, cioè nella fascia medio-alta, lasciando ancora poco presidiate le categorie A e B, quelle più piccole e meno costose. È proprio lì che si fa sentire con più forza la pressione dei produttori cinesi, mentre nel 2025 le importazioni di auto dalla Cina verso l’Unione europea hanno toccato 13,8 miliardi di euro e il saldo è sceso per la prima volta a -5,4 miliardi.
Italia in ripresa, ma sotto la media europea
A fotografare il mercato è il rapporto Smart Mobility 2026 di Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano. Dopo il 2024 in calo, lo scorso anno in Italia le immatricolazioni di auto elettriche sono salite a circa 193mila unità: 98 mila Bev e 95 mila Phev. La quota di mercato è arrivata al 12,6%, con un progresso di circa cinque punti rispetto al 2024.
Il gap con l’Europa resta ampio
La distanza dal resto del continente, però, rimane evidente. Se si considerano anche Regno Unito e Paesi Efta, nel 2025 le nuove immatricolazioni di auto elettriche sono state circa 3,9 milioni, di cui 2,6 milioni Bev e 1,3 milioni Phev. In quell’area la penetrazione ha raggiunto il 26,8%, contro il 22,7% dell’anno prima: più del doppio del livello italiano.
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Obiettivi 2030 ancora fuori portata
Il nodo più pesante riguarda le prospettive di fine decennio. Con l’andamento attuale, lo scenario Business as Usual del Politecnico porta l’Italia a 3,1 milioni di auto elettriche nel 2030. Anche ipotizzando misure più forti, le stime restano lontane dal traguardo: 3,6 milioni nello scenario Boosted e 4,2 milioni in quello Decarbonization. Il confronto con i 6,6 milioni previsti dal Pniec mostra quanto la distanza sia ancora larga.
“Per accelerare servono stabilità, chiarezza e meccanismi di supporto pluriennali”, ha osservato Vittorio Chiesa, direttore di Energy&Strategy e responsabile del rapporto, spiegando che l’incertezza sulla revisione delle regole riduce la prevedibilità per chi investe.
Ricarica e riciclo guardano al futuro
Anche la rete di ricarica si espande: a fine 2025 l’Europa contava circa 1,3 milioni di punti pubblici, in crescita del 23% sull’anno precedente, mentre in Italia erano 77 mila, +17%, con una diffusione sempre più marcata delle colonnine fast. Sul lungo periodo, infine, il Politecnico richiama la necessità di una filiera europea delle batterie più integrata, capace di reggere i volumi futuri e di ridurre la dipendenza dalle materie prime critiche importate. Nel 2025 nel mondo risultavano attivi circa 200 impianti di riciclo; in Europa, tra il 2016 e il 2026, sono nate 24 nuove società specializzate nel recupero delle batterie al litio.
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