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Economia 4 min di lettura1 ora fa

Affitti brevi, Bocca alza il tiro: «Stesse regole degli hotel

Il presidente di Federalberghi vede un 2026 positivo, ma chiede interventi su concorrenza, investimenti, fisco e abusivismo.

La crescita del turismo nel 2026 non cancella le tensioni che attraversano il settore alberghiero. Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, indica negli affitti brevi il principale terreno di confronto e chiede che chi offre soggiorni anche di una sola notte rispetti obblighi analoghi a quelli imposti agli hotel.

Alla vigilia di Ttg Travel Experience, in programma alla Fiera di Rimini dal 14 al 16 ottobre e organizzato da Italian Exhibition Group, Bocca descrive un anno complessivamente favorevole. Il quadro, tuttavia, resta condizionato dall’andamento della domanda internazionale, dai costi sostenuti dalle imprese e dalla necessità di rinnovare l’offerta ricettiva.

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La sfida degli affitti brevi

Secondo il presidente degli albergatori, appartamenti e strutture tradizionali si contendono ormai gli stessi clienti quando gli affitti brevi accettano prenotazioni per una sola notte. La possibilità di entrare e uscire dal mercato soltanto nei periodi di maggiore affluenza, soprattutto nei centri storici, consentirebbe a queste attività di evitare una parte dei costi fissi che gravano sugli alberghi.

«Nessuno chiede di fermarlo assolutamente, ma va comunque regolamentato meglio», sostiene Bocca. Una possibile distinzione, nella sua analisi, sarebbe introdurre una permanenza minima di cinque notti: in quel caso l’appartamento risponderebbe a esigenze diverse rispetto a quelle di chi cerca un soggiorno breve in hotel.

Il tema del confronto non riguarda soltanto la concorrenza. La posizione di Federalberghi comprende anche la richiesta di contrastare l’attività irregolare, così da tutelare visitatori, residenti, lavoratori, aziende e gettito pubblico. Bocca assicura che continuerà a sollecitare interventi su questo fronte.


Un bilancio sostenuto dai recuperi

Le presenze e gli arrivi sono aumentati, anche perché il Cin, il codice identificativo assegnato dal ministero del Turismo a hotel, bed and breakfast, case vacanza e affitti brevi, ha fatto emergere una parte dei flussi che in passato non veniva registrata. Le performance, però, non sono state uniformi tra le diverse destinazioni.

Per gli alberghi il dato decisivo resta il fatturato, più che il semplice numero dei viaggiatori. Il secondo semestre ha dato segnali incoraggianti: dopo una fase di incertezza legata alla guerra, i turisti statunitensi hanno ripreso a prenotare e settembre e ottobre hanno mostrato risultati positivi. La programmazione di questi visitatori avviene normalmente con un anticipo compreso tra 60 e 90 giorni.

Anche il mercato interno ha contribuito a sostenere la stagione, favorendo soprattutto le località balneari. Il turismo europeo ha mantenuto una buona dinamica, mentre il Medio Oriente è rimasto più debole: Milano ha accusato le conseguenze nei mesi di maggio e giugno, prima di registrare una ripresa a luglio.

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Bocca ritiene quindi possibile chiudere il 2026 in linea con l’anno precedente, già giudicato molto positivo. «Ce ne fossero sempre anni come il 2025 e il 2026, saremmo soddisfatti», ha affermato nell’intervista rilasciata alla vigilia dell’appuntamento riminese.


Investimenti e fisco restano aperti

Tra le priorità indicate da Federalberghi figura il rinnovamento delle strutture ricettive, accompagnato da un sostegno stabile agli investimenti. L’associazione chiede inoltre norme più attuali per permettere alle imprese di ampliare i servizi e l’offerta destinata agli ospiti.

Un altro capitolo riguarda il carico fiscale sugli immobili utilizzati dalle aziende, che continua a incidere anche quando gli alberghi sono chiusi o lavorano soltanto in parte. A questo si aggiunge la richiesta di un’azione più efficace contro l’abusivismo, considerato un fenomeno capace di danneggiare sia il mercato regolare sia la sicurezza.

Il presidente ricorda il peso economico del comparto: 234 miliardi di euro di ricchezza prodotta, 1,6 milioni di lavoratori dipendenti e 57 miliardi di euro derivanti dalla spesa dei visitatori stranieri in Italia. Su queste basi, Federalberghi presenterà a Rimini una piattaforma programmatica che dovrà essere approvata dal Consiglio direttivo.


Il confronto con il governo

Bocca riferisce di mantenere contatti settimanali con il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, che a suo giudizio conosce le esigenze del settore. Tra le richieste c’è un piano per migliorare il patrimonio alberghiero nazionale, costruito però con strumenti accessibili anche alle piccole e medie imprese.

Il presidente cita come esempio il bando Green Tour, finanziato con 110 milioni di euro. A suo avviso, la procedura necessaria per partecipare era talmente complessa da spingere diverse aziende a rinunciare.

Federalberghi punta ora a portare le proprie proposte anche nel confronto sulla legge di bilancio per il 2027. Bocca auspica che governo e Parlamento trasformino quel documento in una base concreta per le prossime decisioni sul turismo.

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