Economia 1 min di lettura1 ora fa

AdI, 40 dirigenti verso un licenziamento collettivo

La procedura riguarda i contratti a tempo indeterminato; l’azienda valuta ricollocazioni, incentivi e misure economiche

Acciaierie d’Italia ha fatto partire l’iter per il licenziamento collettivo di 40 dirigenti a tempo indeterminato.

L’azienda esaminerà anche percorsi di ricollocazione professionale, sostegni economici e incentivi all’uscita. Le possibili misure saranno valutate durante il confronto con le organizzazioni sindacali.

I recessi potranno essere comunicati una volta terminata la procedura sindacale e comunque entro 120 giorni dalla sua chiusura, a meno che le parti non raggiungano intese differenti.

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Le posizioni interessate

La riduzione riguarda gli incarichi manageriali collegati al sostegno tecnico e operativo dell’area a caldo di Taranto. Sono comprese anche responsabilità di comando e ruoli di staff ritenuti non più necessari dopo la riorganizzazione.

I commissari straordinari hanno inoltre fatto sapere che l’adeguamento dell’organizzazione sarà esteso ai dirigenti con contratto a tempo determinato, pur non essendo questi ultimi compresi nella procedura appena aperta.

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Numeri e sedi dei dirigenti

I dipendenti interessati sono 40 su 51 dirigenti assunti a tempo indeterminato, all’interno di una struttura complessiva che conta 73 dirigenti. La distribuzione indicata nella comunicazione comprende 31 posizioni a Taranto, 16 a Milano, due a Genova e due a Novi Ligure.

L’operazione è stata comunicata il 23 ottobre a Federmanager e alle rappresentanze sindacali. Il riferimento normativo è la legge 223 del 1991, che consente di arrivare fino all’80% degli esuberi nella categoria.


L’impatto sulla produzione

La revisione dell’organico è collegata agli effetti dell’ordinanza della Corte d’Appello di Milano del 27 luglio. Il provvedimento ha imposto lo stop dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto entro il 25 ottobre, con efficacia confermata nel mese di settembre.

La decisione giudiziaria ha comportato la cancellazione degli ordini per le materie prime e l’abbandono del ciclo produttivo integrale. Secondo i commissari, la riduzione delle attività richiede un diverso assetto aziendale per mantenere l’equilibrio economico della procedura concorsuale.

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