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Economia 2 min di lettura2 ore fa

101 vite spezzate in Lombardia: la Uil invoca il reato di omicidio sul lavoro

Il sindacato regionale denuncia l’aumento di decessi e infortuni e chiede pene più severe, una procura specializzata e lo stop agli appalti pubblici per le imprese irregolari.

«Nessun bilancio aziendale può valere una vita umana». È il messaggio con cui Antonio Albrizio, segretario generale della Uil Lombardia, accompagna la richiesta di un intervento immediato sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Secondo il sindacalista, il mancato rispetto delle tutele non può essere archiviato come una fatalità quando a determinare il rischio sono profitto, rapidità operativa e subappalti a cascata.

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La stretta chiesta dal sindacato

La Uil sollecita l’introduzione nel sistema penale del reato di omicidio sul lavoro. Albrizio ritiene inoltre necessarie sanzioni particolarmente severe e una struttura giudiziaria specializzata, in grado di occuparsi in modo specifico delle violazioni legate alla sicurezza.

Tra le misure indicate figura anche l’esclusione immediata dagli appalti pubblici per le aziende che non garantiscono adeguate condizioni ai dipendenti. «Siamo di fronte a una vera e propria emergenza sociale ed economica», ha affermato Albrizio, sostenendo che i tradizionali richiami non siano più sufficienti.


Numeri che descrivono l’emergenza

Nei primi 8 mesi dell’anno, in Lombardia, sono state registrate 101 morti e oltre 75mila denunce di infortunio. I dati citati dalla Uil provengono dall’Inail: 76 decessi sono avvenuti direttamente durante l’attività lavorativa, con una crescita dell’11,8% rispetto al 2025.

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Il totale degli infortuni risulta in aumento del 6,6%. Il 17,5% degli episodi riguarda il percorso tra casa e luogo di lavoro, una quota che comprende quindi gli incidenti avvenuti durante gli spostamenti.


Coinvolti anche gli studenti

Il fenomeno interessa anche i ragazzi impegnati nei Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, indicati con l’acronimo Pcto. In Lombardia le denunce riferite agli studenti in alternanza scuola-lavoro arrivano a circa 12.600.

La stima regionale rappresenta circa il 24% dell’intero dato nazionale. Per Albrizio, il quadro impone alla politica nazionale di riconoscere la gravità della situazione e di intervenire sull’ordinamento con strumenti capaci di prevenire nuove tragedie.

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