365notizie oggi Scopri i vantaggi
Cultura 4 min di lettura5 ore fa

Go Nagai e il volto oscuro dell’uomo: da Goldrake a Dante

A Lucca Comics & Games il maestro giapponese ripercorre il legame tra robot, demoni e paure umane attraverso la sua rilettura della Divina Commedia

La domanda più inquietante dell’universo di Go Nagai non riguarda l’origine dei mostri, ma ciò che gli esseri umani possono diventare quando vengono dominati dalla paura. È questo il filo che collega opere apparentemente lontane come Goldrake, Mao Dante, Devilman e la sua monumentale versione a fumetti della Divina Commedia, al centro del ritorno dell’autore a Lucca Comics & Games.

Nella visione di Nagai, il male non è una categoria immutabile. Può essere il nome imposto dai vincitori agli sconfitti, oppure la crudeltà che ogni individuo porta dentro di sé. Il suo Dante, così, non è soltanto un omaggio al poema italiano: è il punto d’arrivo di una ricerca artistica concentrata sull’imperfezione umana, sulla violenza e sul desiderio di redenzione.

Offerta del giorno26 ottobre

Douglas

-20% su tanti prodotti da Douglas

Scade tra 2 giorni
*********


L’Inferno secondo Go Nagai

Nagai ha raccontato di essere entrato in contatto con Dante durante la scuola elementare, attraverso un’edizione per ragazzi illustrata da Gustave Doré. Quelle immagini, con le loro creature deformi e le atmosfere visionarie, lo colpirono profondamente e lasciarono un’impronta destinata a riemergere molti anni dopo.

La sua trasposizione della Divina Commedia, completata negli anni Novanta, supera le 600 pagine. L’edizione speciale preparata per Lucca Comics arriva invece a 776, grazie alla presenza di materiali critici e disegni inediti. Per realizzarla, l’autore impiegò circa sei mesi sul primo volume e, considerando le pause, quasi due anni per completare i tre tomi.

Nel lavoro Nagai ha mantenuto il più possibile il testo originale e ha assunto le incisioni di Doré come riferimento visivo. Per accentuare la sensazione di minaccia lungo il viaggio infernale, ha trasformato Cerbero e Caronte in figure gigantesche. Quanto alla contrapposizione religiosa tra Bene e Male, ha scelto di non modificarne l’impianto: «Ho ritenuto importante rispettarlo e lasciarlo intatto».


Dante dentro i suoi personaggi

Secondo Nagai, il poeta smarrito nell’Inferno condivide una caratteristica essenziale con molti dei suoi protagonisti: la consapevolezza di un’umanità incompleta. Dante, come i giovani eroi dei suoi racconti, affronta una realtà che lo costringe a interrogarsi sulla propria identità e sul peso delle proprie scelte.

Prima della Commedia, questa ricerca aveva già trovato una forma potente in Mao Dante. L’idea nacque dal desiderio di disegnare un’opera con mostri giganteschi ispirata al modello di Godzilla. Per evitare una semplice imitazione, Nagai guardò al demone imprigionato nei ghiacci del Cocito e costruì da quell’immagine una storia nuova, immaginando cosa sarebbe accaduto se la creatura fosse riuscita a liberarsi e quale pericolo avrebbe rappresentato per la società moderna.

Il nome Dante fu scelto come omaggio al poema, mentre il modello per il demone fu il Lucifero descritto nell’Inferno. Nagai ha precisato che non voleva stabilire un’equivalenza tra il personaggio del manga e il poeta italiano: il riferimento serviva a collegare la nuova creatura all’opera che aveva alimentato la sua immaginazione fin dall’infanzia.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.


Il mostro non è sempre il demone

In Mao Dante il confine tra giustizia e colpa viene messo in discussione. Nagai parte dall’idea che ogni schieramento combatta ritenendo di avere ragione e che la storia finisca per essere raccontata soprattutto da chi ha vinto. I cosiddetti demoni, cioè i perdenti, possono dunque possedere una propria concezione della giustizia, cancellata in seguito dai vincitori.

Devilman sviluppa lo stesso tema in una direzione diversa. Nato anche dall’esigenza di creare un eroe demoniaco per una serie televisiva animata, il personaggio permise a Nagai di spostare l’attenzione dalla creatura alla comunità che la produce. Il vero oggetto dell’indagine diventano così la paura, il bisogno di individuare un nemico e la violenza collettiva.

«I mostri sono la follia e la crudeltà che ciascun essere umano nasconde nel profondo del proprio cuore», ha spiegato Nagai parlando del significato di Devilman. Nella sua lettura, razzismo e panico possono trasformare persone comuni in una folla incontrollabile; per questo ogni individuo dovrebbe riuscire a contenere la propria parte bestiale.


Dal successo di Goldrake all’abisso

In Italia il nome di Go Nagai è legato innanzitutto all’arrivo televisivo di Atlas Ufo Robot, trasmesso il 4 aprile 1978 e conosciuto dal pubblico italiano come Goldrake. Il robot antropomorfo, le armi dai nomi entrati nella memoria collettiva e la sigla arrangiata da Vince Tempera contribuirono a una frattura nell’immaginario di milioni di spettatori.

Da quel momento si impose una stagione di giganti meccanici guidati dall’uomo, da Mazinga a Jeeg. Ma l’autore non si è limitato alla fantascienza per ragazzi: con Scuola senza pudore ha attaccato il conformismo attraverso una comicità irriverente, mentre Cutie Honey ha rielaborato il tema della trasformazione e dell’identità femminile.

Cresciuto nel segno di Osamu Tezuka, che considera un riferimento fondamentale, Nagai ha unito erotismo, violenza e riflessione politica. Nel passaggio da Goldrake a Devilman, fino alla discesa negli abissi danteschi, robot e demoni diventano strumenti diversi per osservare la stessa materia: la fragilità dell’uomo e la sua difficile ricerca di salvezza.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere