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Cronaca 1 min di lettura30 set

Venezia, fuga dal carcere: due detenuti ritrovati dopo l’allarme

«Chiediamo all’Amministrazione penitenziaria di intervenire senza ulteriori rinvii»: è questa la richiesta avanzata da Donato Capece e Vona dopo la fuga di due detenuti dal carcere veneziano di Santa Maria Maggiore.

Il Sappe sollecita un controllo immediato sulle condizioni che hanno consentito l’evasione e l’adozione di misure per evitare nuovi episodi.


Il sindacato denuncia nuove criticità

Secondo Vona, segretario del Sappe Triveneto, l’accaduto ripropone modalità già osservate nello stesso istituto. «Non può diventare la regola affidare la sicurezza del carcere esclusivamente alla capacità di reazione degli agenti», ha affermato, sottolineando la necessità di intervenire sulle carenze strutturali e organizzative.

Capece, segretario generale del Sappe, ha parlato di un ulteriore segnale d’allarme per le carceri del Veneto. A suo giudizio, la Polizia Penitenziaria continua a operare con senso del dovere, ma il personale non può essere lasciato solo davanti a emergenze che si ripetono con frequenza crescente.


La fuga e il precedente di settembre

I due detenuti si sono allontanati questa mattina dal penitenziario di Venezia Santa Maria Maggiore. Il primo è stato fermato quasi subito, mentre il secondo ha fatto perdere le proprie tracce fino a Mestre, dove è stato individuato in un secondo momento. Le prime ricostruzioni indicano che entrambi sarebbero stranieri.

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L’episodio richiama quanto accaduto il 17 settembre nello stesso carcere. In quell’occasione un detenuto romeno era riuscito a superare il muro di cinta partendo dal cortile destinato all’ora d’aria.


Ora si cercano le falle

Il Sappe chiede di ricostruire con precisione la dinamica dell’ultima evasione, verificando quali condizioni abbiano reso possibile l’allontanamento dei due uomini. L’organizzazione indica inoltre la necessità di individuare eventuali vulnerabilità dell’edificio e dell’organizzazione del servizio.

L’obiettivo, secondo il sindacato, è intervenire prima che situazioni analoghe si ripetano. La nuova fuga, infatti, viene collegata a un precedente ravvicinato avvenuto nello stesso istituto, elemento che alimenta le richieste di un intervento dell’Amministrazione penitenziaria.

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