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Cronaca 1 min di lettura4 giorni fa

Velo integrale in classe: il divieto divide le comunità musulmane

Il provvedimento riguarda un numero limitato di casi, ma ha già acceso lo scontro tra governo e comunità musulmane.

Nelle scuole italiane viene infatti introdotto il divieto di indossare gli abiti che nascondono integralmente il volto, mentre diversi Imam hanno contestato la scelta dell’esecutivo.


Una stretta che coinvolge poche studentesse

Le nuove regole impediscono di entrare in classe con il niqab, che lascia visibili soltanto gli occhi, oppure con il burqa, capo tradizionalmente associato soprattutto all’Afghanistan e capace di coprire anche il viso e il corpo.

Secondo una stima pubblicata da La tecnica della scuola, il velo integrale sarebbe indossato da meno dell’1% delle alunne. Sul territorio nazionale, le ragazze straniere interessate dal divieto sarebbero complessivamente tra 500 e 600.


Multe fino a 1.000 euro

Il decreto voluto dal governo stabilisce conseguenze economiche per chi non rispetta il nuovo obbligo. Le sanzioni previste vanno da 200 euro a 1.000 euro e, quando l’alunna è minorenne, il pagamento ricade sui genitori.

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La misura si applica dunque sia al niqab sia al burqa, senza distinguere tra i due indumenti sul piano della sanzione. Il testo interviene in un contesto scolastico nel quale, stando ai numeri disponibili, i casi di velo integrale restano comunque circoscritti.


La protesta degli Imam

La decisione ha provocato una reazione negativa da parte di esponenti delle comunità musulmane presenti in Italia. La contestazione è stata espressa in più città, con iniziative che hanno coinvolto Imam e rappresentanti delle realtà islamiche locali.

Le proteste sono state segnalate da Catania a Torino, passando per Roma. Al centro delle critiche c’è la scelta del governo di intervenire con un divieto nazionale su un fenomeno numericamente molto contenuto, mentre le comunità musulmane hanno definito l’operazione una forma di propaganda.

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