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Cronaca 1 min di lettura3 giorni fa

Velo integrale a scuola? Israt teme l’effetto boomerang

Cresciuta in Italia dopo l’arrivo dal Bangladesh e rientrata da Londra, Israt critica niqab e burqa ma teme che il divieto alimenti esclusione e intolleranza.

Israt non difende niqab e burqa, che considera strumenti capaci di cancellare l’identità. La sua opposizione, però, non coincide con un sostegno al divieto del velo integrale a scuola: teme che una misura simile finisca per isolare proprio le ragazze che vorrebbe tutelare.


Il timore di una restrizione progressiva

«Io sono contraria a niqab e burqa, credo cancellino l’identità. Ma questa norma mi fa molta paura», ha spiegato Israt. Secondo lei, il provvedimento potrebbe rappresentare soltanto il primo passaggio di una sequenza più ampia, nella quale dopo il velo integrale potrebbero essere messi in discussione anche altri modi di vestire.

La donna non indica quindi il divieto come una soluzione definitiva. Il suo timore è che la discussione, partita da niqab e burqa, possa estendersi all’hijab e, in seguito, a elementi ulteriori dell’abbigliamento religioso, senza un confine chiaramente definito.

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L’allarme sul clima sociale

Bengalese d’origine, Israt arrivò in Italia con la famiglia quando era ancora molto giovane. Dopo una lunga esperienza a Londra è tornata nel Paese in cui è cresciuta, osservando con preoccupazione il dibattito attuale.

A suo giudizio, nel Paese si sta rafforzando un’atmosfera di intolleranza e razzismo. La donna ritiene che questo sentimento venga utilizzato dalla destra per raccogliere consenso e avverte che la costruzione di un nemico può produrre conseguenze pericolose, soprattutto per le ragazze musulmane.

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