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Cronaca 2 min di lettura3 giorni fa

Vanessa Cella, tre operazioni e un processo: le pene richieste

La Procura ha sollecitato condanne fino a 3 anni e 6 mesi per la morte della 37enne, deceduta dopo una lunga anestesia in una clinica di Torre del Greco.

La Procura di Torre Annunziata ha chiesto pene comprese tra 2 anni e 6 mesi e 3 anni e 6 mesi per i tre professionisti imputati nel caso di Vanessa Cella. La donna, 37 anni e madre di un ragazzo di 17, morì il 26 marzo 2022 dopo una giornata trascorsa in sala operatoria per tre interventi di chirurgia estetica.


La Procura punta sulle omissioni

La richiesta più alta riguarda l’anestesista: 3 anni e 6 mesi. Per il chirurgo sono stati sollecitati 3 anni, mentre per il direttore sanitario della Casa di cura Santa Maria la Bruna la pena indicata è di 2 anni e 6 mesi. L’accusa contestata ai tre è quella di omicidio colposo.

Nel corso della requisitoria, la pm Marianna Ricci ha sostenuto che le complicazioni, pur possibili durante qualsiasi operazione, non sarebbero state gestite tempestivamente. La donna, secondo la ricostruzione dell’accusa, rimase addormentata tra le 6 e le 7 ore: alla quantità di anestetico sarebbe stato aggiunto anche il curaro, utilizzato per mantenere l’immobilità.


Il nodo dei soccorsi dopo l’intervento

Un altro punto centrale del procedimento riguarda la sorveglianza nella fase successiva alle operazioni. Vanessa venne assistita da un medico che viveva nelle vicinanze della struttura, chiamato dal personale infermieristico preoccupato per le sue condizioni, mentre anestesista e chirurgo non si trovavano in clinica.

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La loro assenza è stata ricavata anche dai filmati delle telecamere interne, acquisiti durante le indagini. L’avvocato di parte civile Enrico Ricciuto ha affermato che, al momento del trasferimento verso l’Ospedale del Mare, la 37enne era già morta, circostanza rilevata anche dal personale del 118. Per la difesa della famiglia, l’eventuale sospensione della pena dovrebbe arrivare soltanto dopo il risarcimento completo dei congiunti.


Il processo ora guarda alla clinica

La pm ha chiesto inoltre al giudice Antonio Fiorentino di inviare gli atti per accertamenti ulteriori sulla gestione della Casa di cura Santa Maria la Bruna. La posizione di garanzia nella fase postoperatoria, secondo i principi richiamati dalla Corte di Cassazione, non riguarderebbe soltanto l’anestesista: anche il chirurgo che ha eseguito l’intervento avrebbe responsabilità nel controllo della paziente.

Il dibattimento, aperto il 9 settembre 2023 davanti al tribunale di Torre Annunziata, si è sviluppato in 20 udienze. Sono stati ascoltati 15 testimoni e 15 medici indicati dalle parti, mentre la decisione finale spetterà al giudice al termine del processo.

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