Ustioni, il caso Ankara: 7.000 pazienti e una nuova sfida clinica
L’esperienza maturata in Turchia sarà presentata al Simcri 2026, con dati su cicatrici da ustione, chirurgia ricostruttiva e nuovi protocolli di ricerca.
Oltre 7.000 pazienti trattati e più di 600 interventi chirurgici associati alla Biodermogenesi costituiscono il nucleo dell’esperienza maturata in Turchia sulle cicatrici da ustione. I risultati saranno illustrati oggi alle 15.30 da Maurizio Busoni, fondatore di Biodermogenesi e docente del master in medicina estetica dell’Università di Barcellona, all’Auditorium Testori di Palazzo Lombardia, durante il congresso Simcri 2026.
Il percorso, avviato circa dieci anni fa con alcuni bambini siriani rifugiati in Turchia, comprende ustioni termiche e chimiche, casi legati a violenze di genere e trattamenti integrati con la chirurgia plastica ricostruttiva. L’obiettivo dei nuovi studi è verificare su una casistica ampia efficacia, sicurezza e possibilità di personalizzare ulteriormente le terapie.
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Ankara mette alla prova il metodo
La prima svolta risale al periodo in cui Busoni fu coinvolto in un progetto dedicato a bambini con lesioni estese di secondo e terzo grado. A contattarlo fu Serafettin Saracoglu, medico e amico residente a Istanbul, che gli sottopose il caso di numerosi minori accolti in Turchia dopo la guerra in Siria.
«Dopo aver visto le fotografie di quei bambini decisi di coinvolgere alcuni colleghi ricercatori per sviluppare dei protocolli specifici», ha raccontato Busoni. Secondo il fondatore della metodologia, gli esiti superarono le attese e le testimonianze ricevute in seguito dalle famiglie descrissero miglioramenti importanti nella vita quotidiana dei bambini trattati.
Da quella collaborazione è nato un programma pluriennale oggi concentrato ad Ankara, insieme ad Aysegul Aksu e Kivanc Kilic nelle rispettive cliniche. La ricerca riguarda sia il trattamento diretto delle cicatrici sia l’impiego della Biodermogenesi in preparazione o dopo gli interventi ricostruttivi, con protocolli costruiti sulle condizioni di ciascun paziente.
Elasticità e movimento al centro
La casistica turca comprende più di 7.000 persone con cicatrici da ustione e oltre 600 procedure chirurgiche abbinate alla metodologia. Le informazioni disponibili, secondo quanto riferito dai promotori del progetto, indicano un’elevata efficacia e non hanno evidenziato effetti collaterali.
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Kivanc Kilic utilizza il trattamento da tre anni e pone l’accento sul recupero dell’elasticità cutanea. La combinazione di campi elettromagnetici, stimolazione elettrica e aspirazione viene impiegata per favorire il rimodellamento del tessuto cicatriziale, modulando l’intervento in base alla forma e alle caratteristiche di ogni cicatrice.
Un’attenzione specifica è riservata alle fibrosi che possono limitare i movimenti del volto, del collo e delle articolazioni. Aysegul Aksu, attiva da oltre dieci anni nella cura delle ustioni, riferisce che l’integrazione con la Biodermogenesi ha favorito in numerosi casi il recupero della mobilità, con benefici che vanno oltre quanto normalmente registrato nella documentazione clinica.
Dai casi clinici alla ricerca
Il progetto di Ankara punta ora a confrontare migliaia di pazienti sottoposti ai trattamenti tradizionali con quelli curati attraverso la Biodermogenesi. La raccolta sistematica dei dati dovrebbe consentire di ampliare le pubblicazioni scientifiche e di definire con maggiore precisione il profilo di efficacia e sicurezza della metodologia.
«Per la prima volta potremo infatti comparare migliaia di pazienti curati con le terapie tradizionali con i pazienti curati con Biodermogenesi», ha dichiarato Busoni. Il programma si affianca ad altre iniziative di ricerca già avviate e comprende anche esperienze con persone sopravvissute a violenze di genere, per le quali il recupero dei tessuti e della qualità della vita rappresenta una componente centrale del percorso terapeutico.
Nello stesso quadro si colloca la partnership ufficiale tra Biodermogenesi e Polizia di Stato. I risultati e le prospettive dell’attività internazionale saranno quindi presentati al Simcri 2026 come una tappa del lavoro avviato in Turchia e destinato a produrre nuove evidenze sulle cicatrici da ustione.
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