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Cronaca 2 min di lettura32 min fa

Ursula Turri, la svolta dopo l’assoluzione: 14 anni all’ex compagno

La Corte d’Assise d’Appello di Firenze ha ribaltato il primo verdetto sul decesso della donna, riconoscendo anche 210mila euro di provvisionali ai familiari.

Quattordici anni e otto mesi di carcere: è la pena inflitta in secondo grado a Fabio Picciolo, 63 anni, ritenuto responsabile della morte di Ursula Turri. La decisione modifica radicalmente l’esito del primo processo, nel quale l’uomo era stato prosciolto dall’accusa per il decesso dell’ex compagna.

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Il verdetto riapre il caso

La Corte d’Assise d’Appello di Firenze ha attribuito a Picciolo la responsabilità dell’uccisione della donna, una 49enne impiegata come operatrice socio-sanitaria. Il collegio ha inoltre riconosciuto somme provvisorie in favore dei familiari, rinviando al giudizio civile la determinazione completa del risarcimento.

A Gianluigi Burri, padre di Ursula, spettano 80mila euro; alla figlia Bruna ne sono stati assegnati 100mila, mentre al fratello Leonardo 30mila. Il totale ammonta quindi a 210mila euro, oltre alle spese legali sostenute nei due gradi di giudizio.


Dall’ipotesi overdose all’accusa

Ursula Turri venne rinvenuta senza vita il 19 novembre 2019 nella camera da letto della sua abitazione di via Fontana, a Barga, in provincia di Lucca. In un primo momento gli investigatori considerarono possibile una morte collegata all’assunzione di droga, ma gli esami successivi indirizzarono l’inchiesta verso un’altra ricostruzione.

Secondo l’accusa, la donna sarebbe stata privata dell’aria attraverso l’uso di un cuscino. Tra gli elementi valutati figurava anche la consulenza del medico legale Stefano Pierotti. L’assenza di segni di scasso, le contestazioni sull’alibi dell’ex compagno e alcuni indizi sugli accessi all’abitazione dopo il decesso portarono l’attenzione degli inquirenti su Picciolo; nella stanza fu inoltre recuperata una chiave sul pavimento.

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Nuovi esami davanti ai giudici

Il primo giudizio, celebrato con il rito alternativo, si era concluso nel febbraio 2024 con l’assoluzione di Picciolo. La Procura e i familiari di Turri, assistiti dall’avvocato Paolo Mei, hanno contestato quella decisione e ottenuto la revisione del procedimento davanti alla corte fiorentina.

Nel nuovo esame sono stati ascoltati nuovamente i testimoni principali, insieme ad altri quattro dichiaranti i cui verbali erano già entrati nel fascicolo precedente. Un’attenzione specifica è stata dedicata anche alle verifiche su telefoni, tabulati e celle di aggancio: quattro consulenti hanno illustrato le analisi svolte sui dispositivi riconducibili alla vittima e all’imputato.


La pena e la richiesta dell’accusa

Durante la requisitoria, il sostituto procuratore generale Fabio Origlio aveva sollecitato una condanna a 16 anni. La richiesta iniziale, pari a 24 anni per l’accusa di omicidio volontario, era stata ridotta in considerazione dello sconto previsto per il rito abbreviato.

Il collegio ha fissato la sanzione finale in 14 anni e otto mesi di reclusione. La lettura del dispositivo ha sancito così un esito opposto rispetto a quello maturato nel primo grado, mentre l’entità definitiva del danno economico dovrà essere stabilita in una successiva causa civile.

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