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Cronaca 2 min di lettura15 ore fa

Umberto Pizzi, l’ultimo messaggio di Barillari: «Tieni duro

Il fotografo ricorda l’amico e rivale scomparso a 89 anni: dagli inseguimenti nella Roma della Dolce vita alle serate concluse davanti a un conto conteso

Pochi mesi fa Umberto Pizzi aveva telefonato a Rino Barillari per fargli gli auguri in occasione del suo 81° compleanno. Stava già male, ma trovò comunque la forza di rivolgergli una raccomandazione rimasta impressa nella memoria del collega: «Tieni duro». È questo l’ultimo ricordo personale del fotografo scomparso oggi a 89 anni.


Un’amicizia oltre la concorrenza

Tra Pizzi e Barillari non c’era soltanto la competizione per arrivare prima sul luogo dello scatto. I due condividevano un legame profondo, costruito tra serate trascorse insieme, discussioni sul conto del ristorante e anni vissuti fianco a fianco tra cronaca, mondanità e tensioni di piazza.

Barillari descrive l’amico come una persona capace di portare allegria anche nei momenti più difficili. Il loro rapporto, racconta, aveva ormai assunto i contorni di quello tra parenti: il lavoro imponeva di sfidarsi, ma una volta terminato il servizio tornavano a frequentarsi senza rancore.


Dalla strada agli scatti irripetibili

La conoscenza risale alla fine degli anni ’60. Barillari lavorava a Il Tempo quando incontrò Pizzi, appena finito nei guai per una fotografia realizzata ai Caraibi con protagonista Sofia Loren. Quell’episodio fu l’occasione per parlarsi; nel giro di pochi mesi iniziarono a muoversi insieme tra via Condotti, via Veneto, Piazza Navona e gli ingressi di ristoranti e locali.

Provarono anche ad aprire un ufficio comune, ma l’esperimento ebbe vita breve: entrambi passavano quasi tutto il tempo fuori, alla ricerca di un personaggio o di una scena da immortalare. Per seguire una notizia si spostavano in automobile, in taxi oppure a piedi, arrivando a pedinare i protagonisti per giorni pur di conquistare l’immagine desiderata.


Onassis e la Roma della Dolce vita

Fra gli episodi ricordati da Barillari c’è una notte sulle tracce di Aristotele Onassis. La ricerca li portò dentro un locale, dove il magnate reagì lanciando contro di loro un bicchiere pieno di champagne. L’aggressione non interruppe il lavoro: i due fotografi rimasero sul posto e, con ironia, alla fine finirono per assaggiare proprio quella bevanda.

Quella scena, secondo Barillari, restituisce il clima di un’epoca in cui il mestiere comportava rischio, inseguimenti e una forte dose di adrenalina. Pizzi e il suo collega attraversarono così la stagione della Dolce vita, ma anche gli anni della cronaca più aspra e dei tumulti di piazza.

Un dettaglio permetteva inoltre a Barillari di capire subito quando Pizzi aveva fiutato un servizio importante: se arrivava con la cravatta, significava che nei paraggi si trovava una persona di grande rilievo. La rivalità professionale, però, non cancellò mai la stima reciproca: ciascuno conosceva i limiti dell’altro e, dopo la gara per ottenere la fotografia migliore, l’amicizia riprendeva il sopravvento.

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