Torino, la docente e il delitto: cosa emerge dall’inchiesta sul crack
Nicole Formichetti è in carcere e non ha risposto al giudice: gli investigatori ricostruiscono il delitto di Fabio Colapietro e il ruolo attribuito alla 47enne
Nicole Formichetti, 47 anni, è detenuta nel carcere di Torino e durante l’udienza di convalida ha scelto di non rispondere. Per gli inquirenti, la sua abitazione di via Gulli 46 sarebbe stata il centro di una vicenda segnata da droga, violenza e dalla morte di Fabio Colapietro, 39 anni.
L’accusa nei confronti della donna riguarda il favoreggiamento e la soppressione di cadavere. A indicarla come figura centrale nella gestione delle ore successive all’omicidio sarebbe stato Christian Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, italo-brasiliano, che ha ammesso di aver ucciso Colapietro. Nel suo interrogatorio avrebbe definito la docente «Satana».
La notte finita nel sangue
Tutto sarebbe cominciato domenica 20 settembre, quando nell’appartamento dell’insegnante si sarebbero incontrati Morando, Keith Butig e la vittima. Colapietro era conosciuto nel circuito degli stupefacenti con il soprannome di “cavallino”, riferito a chi trasporta droga in cambio di sostanze.
La serata, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stata accompagnata dall’assunzione di crack, funghi allucinogeni, ecstasy, metadone e della cosiddetta “Madonna di Pavia”, uno stimolante sintetico. In questo contesto sarebbe nata una discussione: Morando avrebbe accusato Colapietro di avergli sottratto 50 euro e un bracciale d’oro, per poi strangolarlo.
Il cadavere e il ruolo contestato
Dopo la morte, l’abitazione sarebbe diventata il luogo in cui organizzare lo smaltimento del corpo. Nella sua confessione, Morando avrebbe attribuito a Formichetti la gestione di sacchi e strumenti destinati a trasportare i resti nel Dora. Sempre secondo il racconto del giovane, la donna gli avrebbe rivolto avances sessuali, respinte perché giudicate «di cattivo gusto».
La ricostruzione parla anche di coltelli, mannaie, teli di plastica, candeggina e profumatori utilizzati mentre il corpo veniva sezionato. Nello stesso periodo, il gruppo avrebbe continuato a spostarsi tra l’abitazione e alcune aree di consumo e spaccio di Torino, soprattutto nella zona del Sempione, tra Barriera di Milano e Borgo Vittoria, per procurarsi altre dosi.
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Il gip Antonio Borretta, nell’ordinanza di custodia cautelare, ha descritto gli indagati come persone in condizioni di grave dipendenza. La loro attenzione, secondo il provvedimento, sarebbe stata rivolta contemporaneamente alla distruzione delle tracce e alla ricerca di stupefacenti.
Dalla scuola alla cella
Fino a luglio Formichetti insegnava italiano, letteratura e grammatica all’istituto Tommaso D’Oria di Ciriè, nel Torinese, accompagnando gli studenti anche verso l’esame di maturità. Originaria di Rieti, si era trasferita al Nord dopo aver superato un concorso.
Dal primo settembre aveva presentato un certificato medico senza tornare in aula. Pochi giorni più tardi, la sua abitazione sarebbe stata coinvolta nella vicenda culminata con l’uccisione di Colapietro. La notizia ha lasciato sotto shock colleghi e persone che la conoscevano, anche per il contrasto con l’immagine pubblica di insegnante riservata.
Sui social emergerebbero aspetti molto diversi della sua vita: da una parte i messaggi dedicati agli animali e alle adozioni, spesso legati al suo cane Felix; dall’altra vecchie richieste di aiuto inviate da amici preoccupati, come «Che fine hai fatto? Siamo preoccupati». A Rieti vive la sorella, mentre a Torino la donna non avrebbe parenti stretti e il marito manterrebbe un profilo defilato.
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