Tir fermi, Savino avverte: «La protesta non diventi ostaggio di altri»
Il vicepresidente della Cei difende le ragioni degli autotrasportatori, chiede corridoi per i servizi essenziali e invita a verificare con rigore ogni sospetto criminale.
Il nodo della protesta degli autotrasportatori non riguarda soltanto i costi del carburante o le risposte del governo. Per monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana e vescovo di Cassano all’Jonio, la priorità è impedire che il disagio sociale venga trasformato in uno strumento contro cittadini estranei alla vertenza o venga compromesso da episodi di violenza.
Savino riconosce le difficoltà economiche denunciate dai camionisti e propone alla Chiesa un ruolo concreto: mettere a disposizione diocesi, parrocchie e volontari per favorire il passaggio dei beni indispensabili e creare uno spazio di confronto tra le parti.
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Infiltrazioni, serve una verifica rigorosa
Sul possibile coinvolgimento della criminalità organizzata, il vicepresidente della Cei invita a non confondere le dichiarazioni istituzionali con i titoli giornalistici. A suo giudizio, l’ipotesi è abbastanza grave da richiedere accertamenti formali e l’eventuale trasmissione degli elementi alla Direzione distrettuale antimafia, ma non può essere utilizzata per gettare sospetti indistinti su migliaia di lavoratori.
«L’ipotesi merita una verifica seria», ha affermato Savino, ricordando che l’interesse dei gruppi criminali per logistica, autotrasporto e distribuzione dei carburanti è documentato da numerose inchieste. Un controllo accurato, secondo il vescovo, tutelerebbe soprattutto gli operatori onesti, consentendo di distinguere le eventuali responsabilità individuali dal resto della categoria.
Il prelato ha inoltre richiamato il principio del reinserimento sociale. Il fatto di avere scontato una pena, ha osservato, non dovrebbe diventare automaticamente un argomento per delegittimare una persona durante una trattativa: la rieducazione prevista dall’articolo 27 della Costituzione deve valere anche quando l’ex detenuto partecipa a un confronto sindacale o politico.
Le ragioni dei camionisti e il limite
Secondo Savino, l’aumento dei costi è ricaduto lungo l’intera filiera fino a raggiungere l’ultimo soggetto in grado di trasferirlo. I 60 milioni aggiuntivi destinati alle mensilità di settembre e ottobre, ha riferito, non sarebbero sufficienti nemmeno a compensare la spesa per il gasolio. Il blocco ha inoltre reso evidente il peso della Calabria: in appena 72 ore, gli scaffali dei supermercati e i distributori senza carburante hanno mostrato quanto la regione sia centrale nei rifornimenti nazionali.
«Le ragioni le condivido e i conti stanno dalla loro parte», ha detto il vescovo. La legittimità della protesta, però, dipende dal rispetto di chi non è coinvolto nel conflitto: devono continuare a transitare farmaci, ossigeno domiciliare, trasporti per dialisi e cure oncologiche, latte per neonati e mangimi per gli allevamenti.
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Quando questi passaggi vengono garantiti, la mobilitazione conserva, secondo Savino, la propria forza morale. Se invece i presidi impediscono l’accesso ai servizi essenziali, la pressione sulla controparte si trasforma in un danno imposto a soggetti terzi, pur restando comprensibili le ragioni economiche all’origine della protesta.
La proposta della Chiesa
La mediazione potrebbe partire da un impegno scritto, limitato a pochi punti verificabili. Un vescovo potrebbe incontrare i manifestanti entro 48 ore e ottenere garanzie sui corridoi destinati ai beni e alle prestazioni indispensabili; in cambio, diocesi, mezzi parrocchiali e volontari della Caritas accompagnerebbero i transiti, evitando che l’apertura venga sfruttata per far passare altro.
Savino ritiene che una simile iniziativa permetterebbe alla Chiesa di acquisire credibilità attraverso un risultato concreto, prima ancora delle dichiarazioni pubbliche. Una casa vescovile potrebbe poi diventare il luogo in cui riunire soggetti finora ascoltati separatamente: autotrasporto, agricoltura e grandi acquirenti.
La filiera, ha spiegato, va considerata nella sua interezza, perché comprende chi produce, chi trasporta e chi acquista grandi quantità. La mediazione, tuttavia, non dovrebbe ridursi a una cassa di risonanza: ai manifestanti spetterebbe garantire i corridoi, alle istituzioni indicare cifre e scadenze, mentre entrambe le parti dovrebbero abbandonare la comunicazione pensata soltanto per i giornali.
Violenza fuori dalla vertenza
Il vicepresidente della Cei ha preso le distanze dagli atti compiuti durante alcuni presidi. Pneumatici tagliati ai camion di chi voleva lavorare, strade ostruite con copertoni e il lancio di una pietra da un cavalcavia contro un mezzo in transito, ha sottolineato, non hanno alcun legame con le rivendicazioni economiche.
Quegli episodi, ha aggiunto, danneggiano innanzitutto gli stessi manifestanti, perché spostano l’attenzione dal problema dei costi alla sicurezza e offrono a chi vuole liquidare la protesta un pretesto immediato. Per questo, chi organizza i blocchi dovrebbe isolare con decisione ogni comportamento violento.
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