Termosifoni, bolletta a 1.016 euro: dove si accendono dal 15 ottobre
Il calendario dipende dalla fascia climatica del Comune: quest’anno, a consumi invariati, riscaldare casa potrebbe costare il 26% in più.
Il conto del riscaldamento rischia di pesare molto più dello scorso anno. Secondo le stime di Facile.it, una famiglia potrebbe arrivare a spendere in media 1.016 euro per riscaldare l’abitazione, considerando le tariffe del mercato libero a prezzo bloccato. A parità di consumi, l’incremento sarebbe del 26% rispetto alla stagione precedente.
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Il costo sale, ma si può intervenire
La spesa prevista riguarda esclusivamente il riscaldamento e arriva dopo un’estate segnata da consumi elevati di energia elettrica, legati soprattutto all’uso dei condizionatori e all’aumento delle bollette. Per limitare l’impatto, il primo passo consiste nel verificare la propria offerta e confrontarla con quelle disponibili sul mercato.
Secondo Facile.it, il passaggio da una tariffa poco conveniente alla migliore proposta disponibile può ridurre il costo fino al 27%. Gli esperti invitano quindi a controllare con regolarità le condizioni applicate e a valutare le proprie abitudini prima di cambiare contratto. “È sempre bene monitorare periodicamente le offerte presenti sul mercato per controllare se la tariffa che abbiamo sottoscritto è ancora buona o se, invece, vi siano margini di miglioramento”, spiegano.
Un altro intervento riguarda la temperatura degli ambienti. Diminuirla di un solo grado può generare un risparmio che arriva quasi a 95 euro, mentre ridurre di un’ora al giorno il funzionamento dei termosifoni può tagliare la spesa annuale di circa 32 euro. Anche le valvole termostatiche aiutano a evitare di riscaldare stanze poco utilizzate: sono obbligatorie negli edifici con impianto centralizzato, ma possono essere utili anche con il riscaldamento autonomo.
Le date cambiano da Comune a Comune
Il via libera non segue un’unica data nazionale né un calendario regionale. La normativa divide il territorio in sei fasce climatiche, dalla A alla F, stabilite in base alle caratteristiche climatiche dei singoli Comuni. Per questo due località della stessa regione possono avere periodi diversi di accensione.
La zona E, che comprende gran parte del Nord e varie aree montane del Centro e del Sud, può partire dal 15 ottobre 2026. Milano e Torino rientrano in questa fascia, che prevede lo spegnimento entro il 15 aprile 2027 e un utilizzo massimo di 14 ore al giorno, anche non consecutive, nella fascia compresa tra le 5 e le 23.
Per l’Emilia-Romagna è prevista una deroga regionale: nei Comuni classificati come Pianura Est, Pianura Ovest e Agglomerato di Bologna l’accensione è rinviata al 1° novembre per la stagione 2026-2027.
Nel Lazio, Roma e la maggior parte degli altri Comuni appartengono alla zona D. Qui i termosifoni possono funzionare dal 1° novembre al 15 aprile, per un massimo di 12 ore quotidiane. La zona C, che comprende tra le altre Napoli, Bari, Lecce, Caserta, Salerno, Taranto, Brindisi, Catanzaro, Cosenza, Cagliari, Oristano, Sassari, Ragusa e Imperia, consente invece l’accensione dal 15 novembre al 31 marzo, con un limite di 10 ore al giorno.
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Nelle fasce A e B, tipiche delle aree più miti, si comincia il 1° dicembre. La zona B permette l’uso fino al 31 marzo per otto ore giornaliere; la zona A, nella quale rientrano località come Lampedusa, Linosa e Porto Empedocle, fissa il termine al 15 marzo e limita l’accensione a sei ore.
Fa eccezione la zona F, che include i luoghi più freddi, dalle Alpi ad alcuni centri appenninici. In questi Comuni non sono previsti vincoli né sul periodo dell’anno né sul numero massimo di ore.
Sette mosse per consumare meno
Oltre alla scelta della tariffa e alla regolazione della temperatura, è importante mantenere efficiente la caldaia. La revisione almeno una volta l’anno consente di individuare eventuali problemi: un impianto non efficiente può aumentare i consumi e rappresentare anche un rischio per la sicurezza.
Attenzione anche alle stufette elettriche, spesso impiegate per riscaldare singole stanze o come alternativa temporanea ai termosifoni. Se usate troppo a lungo o con potenze elevate, possono far crescere la spesa per l’elettricità fino a circa 2 euro al giorno.
Alcune precauzioni non richiedono investimenti. È meglio evitare di cambiare aria troppo a lungo quando il riscaldamento è acceso, abbassare tapparelle e persiane nelle ore serali e lasciare liberi i radiatori. Mobili, tende pesanti e panni sopra i termosifoni ostacolano la diffusione del calore e possono aumentare la bolletta fino al 5%.
Anche la tecnologia può contribuire al risparmio. Un termostato intelligente controllabile a distanza permette di adeguare il funzionamento dell’impianto agli orari effettivi della famiglia, evitando accensioni inutili. Una centralina automatica, invece, può regolare la temperatura e gestire una programmazione personalizzata, riducendo gli sbalzi di potenza dell’impianto.
In caso di dubbi sulla scelta dell’offerta, Facile.it consiglia di partire dai consumi reali e dalle abitudini della casa. Gli esperti suggeriscono inoltre di rivolgersi a un consulente qualificato quando il confronto tra le diverse proposte risulta difficile.
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