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Cronaca 2 min di lettura6 giorni fa

Teheran alza il tono: il conflitto può spingersi oltre l’India

Un consigliere della Guida Suprema iraniana rilancia il rischio di un allargamento del conflitto, mentre da Teheran arrivano nuove richieste per riaprire il canale diplomatico con Washington.

I termini che Teheran vuole mettere sul tavolo restano fermi: stop agli atti di aggressione degli Stati Uniti, cessazione della guerra su più fronti e sblocco dei beni iraniani. È questa la linea ribadita nelle ultime ore, mentre il dossier diplomatico resta aperto ma senza passi avanti visibili.


La diplomazia resta appesa alle condizioni iraniane

A riferirlo è Esmaeil Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri, che su X ha richiamato i colloqui avvenuti ieri nel contesto dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Li ha descritti come una prosecuzione dei contatti già avviati dai Paesi mediatori fra Iran e Stati Uniti.

Baghaei ha parlato anche di un nuovo scambio di messaggi, passato attraverso i mediatori del Qatar, durato circa due ore. In quel passaggio, ha spiegato, agli americani sono state consegnate le richieste iraniane per riattivare la diplomazia senza lasciare margini a ambiguità o a interpretazioni utili, secondo Teheran, a giustificare ulteriori passi indietro.


L’allarme di Safavi sul fronte regionale

Sul piano militare, invece, il messaggio è molto più duro. Yahya Rahim Safavi, consigliere della Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei, ha avvertito in un filmato rilanciato da Fars che la guerra potrebbe estendersi ancora più a sud e raggiungere l’Oceano Indiano.

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Secondo la sua ricostruzione, il conflitto ha già superato l’area del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz, arrivando fino al Mar Rosso con il coinvolgimento degli Houthi. Da qui, ha aggiunto, un’eventuale escalation potrebbe allargare il teatro delle operazioni fino all’Oceano Indiano e persino oltre.


Il messaggio che arriva da Teheran

Il quadro che emerge dalle ultime dichiarazioni è quindi doppio: da una parte la pressione per ottenere garanzie politiche e economiche prima di riprendere i negoziati, dall’altra l’avvertimento che lo scontro regionale non sarebbe affatto contenuto. Nel mezzo resta il tentativo di tenere aperto un canale con Washington attraverso intermediari.

Le parole di Safavi arrivano poche ore dopo l’intervento del presidente iraniano Masoud Pezeshkian alle Nazioni Unite, che aveva già riportato al centro la questione dei rapporti con l’Occidente. Per ora, però, Teheran continua a legare ogni possibile ripresa del dialogo alle condizioni fissate dal proprio governo.

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