Tango contro la stretta penale: «Così le carceri vanno in crisi»
Il presidente dell’Anm chiede di affrontare le cause di violenza e disagio minorile invece di affidarsi soltanto a nuove sanzioni
La condanna per vandalismi, violenze e devastazioni resta ferma, così come la vicinanza agli agenti rimasti feriti. Secondo Giuseppe Tango, però, la risposta non può esaurirsi nell’inasprimento delle pene: occorre capire l’origine dei fenomeni e costruire interventi capaci di contrastarli davvero.
Il presidente dell’Anm ha indicato soprattutto il disagio giovanile e i reati commessi da minorenni come questioni che non possono essere affrontate con una logica esclusivamente emergenziale. A suo giudizio, una linea soltanto repressiva rischia di rivelarsi «abbastanza miope» e di non incidere sulle cause dei problemi.
GioiaPura
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La critica alla risposta punitiva
Nel mirino di Tango c’è la tendenza a trasformare ogni episodio di cronaca in una nuova fattispecie penale o in un ulteriore aumento delle sanzioni. La sua valutazione è netta: «Non risolvono i problemi e intasano le aule di giustizia», ha affermato, riferendosi a queste scelte.
Per il presidente dell’associazione dei magistrati, simili interventi possono appesantire il lavoro dei tribunali senza offrire soluzioni ai fenomeni sociali più complessi. L’effetto, inoltre, sarebbe quello di accentuare le difficoltà già presenti negli istituti penitenziari.
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Il richiamo sulle cause profonde
Tango ha invitato a non fermarsi alla reazione immediata suscitata dai fatti di cronaca. La priorità, nella sua analisi, è individuare le ragioni delle violenze e definire strumenti di prevenzione e contrasto più efficaci.
La posizione è stata esposta durante la relazione al Comitato direttivo centrale dell’Anm, nel passaggio dedicato al nuovo decreto sicurezza. Il presidente ha definito «miope» la scelta di rispondere ai problemi sociali contingenti creando nuovi reati, sostenendo che una simile scorciatoia finisce per aggravare, anziché risolvere, le criticità del sistema della giustizia.
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