Superbonus, maxi sequestro a Guerri: cosa può succedere alla Juve Stabia
La Procura di Napoli ha bloccato crediti d’imposta per 152,9 milioni: nell’inchiesta compaiono lavori mai partiti, documenti contestati e possibili effetti anche sul club di serie B.
Il fronte più delicato, ora, non riguarda soltanto i 152,9 milioni di crediti d’imposta finiti sotto sequestro. A pesare è anche l’impatto che la nuova mossa giudiziaria può avere sulla Juve Stabia, società rilevata da Alfredo Guerri e già passata in amministrazione giudiziaria per i sospetti legati alla gestione precedente.
La misura è stata disposta dalla giudice Federica De Bellis su richiesta della Procura di Napoli, che contesta a Guerri un sistema di crediti ottenuti attraverso operazioni ritenute irregolari. L’imprenditore, patron del club di serie B, resta comunque libero di difendersi e potrà impugnare il provvedimento davanti al Tribunale del Riesame.
L’indagine parte da due denunce
L’inchiesta prende forma nel 2023, dopo le denunce presentate da un amministratore di condominio di Casoria e dal proprietario di un immobile a Pescocostanzo, in Abruzzo. Da lì i magistrati hanno acceso i riflettori sulla società Alfredo Guerri srl, che per gli inquirenti sarebbe stata il centro del presunto meccanismo fraudolento.
Nel caso dell’immobile abruzzese, l’impresa era stata incaricata soltanto di uno studio di fattibilità per verificare l’accesso al Superbonus. Non risultava però alcun contratto d’appalto per l’esecuzione dei lavori. Eppure, secondo quanto emerso, al nome di Guerri figurava comunque un credito d’imposta superiore a 30mila euro.
Il meccanismo contestato dagli inquirenti
I controlli sulla documentazione hanno poi fatto emergere incongruenze tra le fatture ricevute e quelle emesse. Per la Procura, il sistema sarebbe andato avanti grazie a carte ritenute false, usate per maturare crediti fiscali prima ancora che i lavori fossero davvero eseguiti.
Gli investigatori descrivono due scenari ricorrenti. Quando i cantieri non erano mai partiti, un tecnico avrebbe attestato un avanzamento inesistente, generando fatture e crediti non dovuti. Se invece le opere erano solo a uno stadio iniziale, sarebbe stata certificata una data di avvio diversa da quella reale oppure sarebbero state inserite lavorazioni mai concordate o mai realizzate.
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Il sequestro e la stretta sull’attività
Nel decreto di sequestro, la giudice De Bellis ha definito le condotte «allarmanti» e indice di grande «spregiudicatezza». Un elemento considerato rilevante dagli inquirenti è anche la cessione di una parte di quei crediti a terzi, circostanza che ha contribuito alla decisione di bloccarli.
Parallelamente, la Procura di Napoli Nord ha aperto un filone parallelo. A luglio aveva già ottenuto un altro sequestro nei confronti dell’imprenditore; ora è arrivata anche un’interdittiva che gli vieta di esercitare l’attività per un anno, su richiesta del pm Giovanni Corona insieme alla procuratrice aggiunta Maria Di Mauro.
Le possibili ricadute sul club
Per la Juve Stabia, il quadro è delicato. Il club era stato acquisito da Guerri nei mesi scorsi all’interno di un percorso di amministrazione giudiziaria deciso dal pool anticamorra con la Direzione nazionale antimafia, dopo i sospetti di condizionamenti criminali nella precedente gestione.
Giovedì 24 settembre è fissata un’udienza davanti alla sezione misure di prevenzione. Da lì potranno arrivare nuovi sviluppi anche per la società, mentre sul piano penale la difesa dell’imprenditore potrà contestare le accuse nelle prossime fasi del procedimento.
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