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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Stragi del ’92, il nodo mafia-appalti resta senza colpevoli

Il gip di Caltanissetta riconosce l’interesse di Falcone e Borsellino per gli appalti, ma non trova prove sufficienti contro magistrati o politici.

Il legame tra le stragi del 1992 e le indagini sulle infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici rimane una pista plausibile, ma non può tradursi in accuse formali. È questa la conclusione del gip di Caltanissetta Santi Bologna, che ha chiuso il procedimento contro ignoti sugli attentati a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per l’assenza di elementi probatori abbastanza solidi.

Il provvedimento supera le 600 pagine e ricostruisce il lavoro svolto dalla Procura, insieme alle valutazioni del giudice. Bologna conferma il clima di isolamento nel quale operarono i due magistrati e il loro interesse concreto per i rapporti tra Cosa nostra e il sistema delle grandi opere, ma esclude che siano emerse responsabilità individuali dimostrabili.


La pista resta credibile, le prove no

Secondo il gip, Falcone e Borsellino furono considerati, dentro e fuori la magistratura, i principali interpreti di un metodo investigativo rigoroso e incisivo contro la criminalità organizzata. Proprio per questo, sostiene Bologna, potevano essere percepiti come un ostacolo da ambienti mafiosi capaci di contare su relazioni e appoggi a diversi livelli.

L’indagine ha però fallito il passaggio decisivo: non sono stati identificati soggetti specifici, tra magistrati, esponenti politici o imprenditori vicini a questi ultimi, da indicare come mandanti morali o materiali delle stragi. Il giudice scrive che l’analisi compiuta «non ha consentito di individuare alcun elemento probatorio, autonomamente persuasivo» utile a sostenere quelle accuse.

Bologna respinge inoltre la ricostruzione secondo cui Falcone si sarebbe limitato a ricevere il rapporto sul caso mafia-appalti senza occuparsene. Dagli atti, osserva il gip, emerge invece un coinvolgimento più ampio; sarebbe poi «oltre ogni ragionevole dubbio» l’interesse di Borsellino ad approfondire quel settore investigativo.


Natoli e Pignatone, procedimento prescritto

Un capitolo separato riguarda gli ex pm Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone, accusati di avere favorito imprenditori collegati a Cosa nostra attraverso una gestione ritenuta insabbiata del dossier sugli appalti. Per il reato di favoreggiamento aggravato il procedimento si chiude a causa della prescrizione.

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Natoli era chiamato a rispondere anche di calunnia, ma in questo caso il gip non ravvisa l’intenzione dolosa necessaria. Bologna, tuttavia, critica duramente il trattamento riservato allora ai procedimenti sulle infiltrazioni delle cosche nelle opere pubbliche e definisce «anomalo» il modo in cui furono gestite quelle inchieste.

Nel provvedimento vengono richiamate anche le relazioni considerate ambigue all’interno della Procura di Palermo, con un riferimento particolare all’allora procuratore capo Pietro Giammanco. Il gip parla inoltre di una conduzione carente di procedimenti che riguardavano interessi centrali per la criminalità organizzata.


Le accuse politiche dopo il richiamo a Scarpinato

Tra le osservazioni contenute nelle oltre 600 pagine c’è anche quella rivolta a Roberto Scarpinato, oggi senatore del M5s e componente della Commissione antimafia. Bologna lo critica per avere fornito indicazioni a Natoli, suo ex collega, prima dell’audizione di quest’ultimo a Palazzo San Macuto.

Il giudice definisce quella condotta un’«attività depistante» nei confronti di Natoli. La valutazione ha provocato la reazione dei componenti di centrodestra della Commissione: Fratelli d’Italia ha parlato di «gravissime responsabilità», mentre il vicepresidente D’Attis, di Forza Italia, ha definito «inquietante» il comportamento attribuito a Scarpinato.

Nel complesso, il gip separa dunque due piani: da una parte riconosce l’importanza delle indagini sugli appalti per Falcone e Borsellino e le anomalie riscontrate nella loro gestione; dall’altra rileva che il materiale raccolto non basta a dimostrare chi avrebbe organizzato o favorito gli attentati del 1992.

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