Stragi, De Luca gela Scarpinato: «Su Delle Chiaie zero assoluto»
Il procuratore di Caltanissetta conferma che restano aperte diverse piste sulle stragi di Capaci e via D’Amelio, dalla massoneria alla cosiddetta pista nera.
Le indagini sulle stragi di Capaci e via D’Amelio non possono essere ricondotte a un’unica spiegazione. Durante un’audizione davanti alla Commissione nazionale antimafia, il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca ha ribadito che il filone mafia-appalti rappresenta soltanto una concausa e che restano da esaminare ulteriori moventi e responsabilità.
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Restano aperti più filoni d’indagine
De Luca ha ricordato che la procura nissena ha già illustrato questa impostazione in tre audizioni, in un comunicato e nella richiesta di archiviazione. Secondo quanto riferito dal procuratore, l’intreccio tra mafia e appalti avrebbe avuto un ruolo nella preparazione delle stragi, senza però escludere la presenza di altri fattori.
Nell’atto con cui verrà chiesta l’archiviazione saranno indicati anche gli approfondimenti ancora in corso. Oltre al dossier mafia-appalti, vengono citati l’agenda rossa e i rapporti con la massoneria. De Luca ha inoltre precisato che la cosiddetta pista nera non è stata accantonata: la procura intende proseguire gli accertamenti anche su questo versante.
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La dura replica sul caso Delle Chiaie
Nel corso dell’audizione, il procuratore ha poi preso posizione sull’indagine condotta dalla Procura generale di Palermo quando Roberto Scarpinato ne era alla guida, con riferimento a Stefano Delle Chiaie. Il giudizio espresso da De Luca è stato categorico: «zero tagliato, anzi il freddo assoluto».
La dichiarazione riguarda quindi quel preciso filone investigativo e non coincide con la valutazione complessiva sulle altre piste ancora esaminate a Caltanissetta. Per la procura, infatti, l’eventuale archiviazione non chiuderebbe ogni interrogativo sulle stragi, poiché nella relazione finale troveranno spazio anche le ipotesi tuttora oggetto di verifica.
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