Stornara, il divieto non ferma il corteo: la sfida corre online
A Stornara le esequie pubbliche negate dal questore si trasformano in una processione senza bara, rilanciata da video e immagini sui social
Roberto Nigro, sindaco di Stornara, racconta una comunità davanti a un’emergenza che gli strumenti locali non riescono a contenere. «Guardo attonito quanto avviene nella mia cittadina e non posso far nulla perché ho le mani legate e non ho nessun potere», ha detto, spiegando che il Comune dispone di un solo agente di polizia locale e che anche la caserma dei carabinieri è in carenza di personale.
La richiesta di considerare gli assalti agli sportelli automatici come atti di terrorismo resta una posizione politica del primo cittadino, non una qualificazione giudiziaria già riconosciuta per i fatti citati. Nigro ha comunque invocato l’intervento dello Stato e l’applicazione del cosiddetto “decreto Caivano”, dopo aver segnalato alle autorità gli episodi avvenuti nel paese.
Un territorio stretto nella morsa delle bande
Per comprendere la tensione bisogna allargare lo sguardo ai Cinque Reali Siti: Stornara, Stornarella, Ordona, Orta Nova e Carapelle. A questi centri si aggiungono Cerignola e l’area della Bat, dove si trova Andria, teatro della morte di Giandomenico Palmieri.
Negli ultimi anni questo spazio geografico è stato attraversato da assalti agli Atm, esplosivi e gruppi specializzati. Non tutti gli episodi sono necessariamente collegati e non è detto che esista un’unica organizzazione, ma le attività criminali si muovono oltre i limiti amministrativi dei singoli Comuni.
La processione senza feretro
Nel pomeriggio di martedì 22 settembre, a Stornara, centinaia di persone hanno percorso le strade partendo dall’abitazione di Palmieri. Il corteo ha raggiunto anche il lato della Chiesa Madre: prima una violinista ha eseguito un brano di Ludovico Einaudi, poi la banda ha accompagnato la marcia con motivi funebri.
A guidare la scena non c’era però una bara. Al suo posto compariva una grande immagine del quarantunenne, morto tra il 3 e il 4 settembre in una villetta lungo la provinciale 155, nelle campagne di Andria. Auto scure e di grossa cilindrata, motociclette, palloncini, striscioni e partecipanti con magliette bianche completavano la rappresentazione, mentre sulla schiena degli indumenti compariva la scritta “Giando Vive”.
Il lutto rimbalza sugli smartphone
La manifestazione è proseguita anche dopo il passaggio dei partecipanti. Video e fotografie sono stati pubblicati su TikTok e Instagram, trasformando la processione in una sequenza digitale fatta di automobili, musica, fuochi d’artificio e dediche.
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Le canzoni neomelodiche utilizzate nei montaggi richiamano temi come il carcere, la lealtà, il destino, il tradimento e la vita di strada. In questo modo una vicenda privata viene esposta nello spazio pubblico e il corteo diventa un contenuto destinato a essere condiviso, commentato e conservato online.
Dalla morte di Andria al divieto
Palmieri, originario di Cerignola e residente a Stornara, era già comparso in un’inchiesta giudiziaria. Il suo nome figurava nell’operazione “Juliet”, dedicata agli assalti agli sportelli automatici e arrivata, nel suo iter processuale, fino alla Cassazione.
Secondo gli investigatori, nella notte della tragedia lui e un’altra persona stavano maneggiando materiale esplosivo che sarebbe servito a realizzare una “marmotta”, il dispositivo artigianale usato per colpire bancomat e altri obiettivi. Vicino ai corpi era stata inoltre trovata una Ford Kuga rubata. Restano da chiarire la provenienza dell’esplosivo, chi lo avesse trasportato, gli eventuali complici e il possibile obiettivo dell’azione.
Il provvedimento del questore aggirato
Il questore di Foggia aveva vietato il funerale pubblico poche ore prima della cerimonia. L’addio, previsto alle 15.30 nella Chiesa Madre di San Rocco, era stato sostituito da una celebrazione riservata alle cinque del mattino, al cimitero e con accessi controllati per impedire l’arrivo di persone da fuori.
Nei giorni precedenti, inoltre, in pieno centro era comparso un piccolo altarino con fiori, lumini e un grande striscione dedicato a Palmieri. Le autorità locali lo avevano poi rimosso su disposizione del questore. Nonostante il divieto, la folla si è radunata ugualmente e ha attraversato il paese: il rito si è svolto senza il feretro, ma con tutti gli altri elementi di una cerimonia pubblica, fino alle immagini diffuse poche ore dopo sui social.
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