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Cronaca 1 min di lettura2 ore fa

Stipendio più alto, vita più stretta: il bilancio di un capotreno

Antonio Pittelli, ferroviere da vent’anni, racconta come il reddito sia cresciuto senza garantire lo stesso margine di sicurezza economica di allora.

Antonio Pittelli ha 46 anni, lavora come capotreno e mantiene una famiglia composta dalla moglie e da due figlie. Oggi guadagna più di quando aveva iniziato, ma considera più favorevole la sua situazione economica di vent’anni fa: con uno stipendio inferiore riusciva a sostenere progetti importanti, come comprare casa e cambiare automobile.


Quando bastava uno stipendio più basso

All’inizio della sua esperienza nelle Ferrovie, Pittelli percepiva poco meno di quanto guadagnasse suo padre, che faceva il capostazione ed era già avanti nella carriera. Non si sentiva ancora arrivato, spiega, ma quel reddito gli aveva comunque permesso di compiere passi decisivi.

«Vent’anni fa, appena entrato alle Ferrovie, guadagnavo poco meno di mio padre che era capostazione con una certa anzianità», racconta Pittelli. La differenza rispetto a oggi, secondo la sua esperienza, non sta soltanto nella cifra indicata sulla busta paga, ma in ciò che quella somma consentiva concretamente di fare.

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Casa e auto, le scelte di allora

Tra le prime decisioni ci furono l’acquisto di un’abitazione attraverso un mutuo e la sostituzione della vecchia automobile. Prima guidava una Pandina comprata per 1.500 euro; poi scelse una Grande Punto usata.

«Non dico che all’epoca mi sono sentito sistemato, ma certo ho potuto fare subito una serie di cose importanti», ricorda. Il suo bilancio chiude la decima e ultima puntata della serie “Piccoli salari” e mette a confronto l’aumento del guadagno con la percezione di un potere d’acquisto oggi più debole.

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