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Cronaca 1 min di lettura1 ora fa

Stipendio fermo e spese ridotte: la vita sospesa di Marcella

Assistente sociale dell’Asl di Bari, Marcella Kapturkiewicz racconta rinunce, carichi di lavoro e il peso di una retribuzione rimasta indietro di decenni.

Per Marcella Kapturkiewicz anche una serata di ballo è diventata una spesa da difendere con attenzione. Lavorare come assistente sociale per l’Asl di Bari significa occuparsi ogni giorno di situazioni di disagio, mentre il personale è ridotto e molti colleghi mostrano i segnali dell’esaurimento professionale.

La sua retribuzione, racconta, è rimasta sostanzialmente ferma ai livelli di vent’anni fa. Nel frattempo, però, il bilancio familiare ha imposto tagli continui e trasformato molte attività quotidiane in eccezioni.


La bachata resta l’unica concessione

Una volta alla settimana Marcella va a lezione di bachata. Per quattro incontri spende 30 euro al mese, cioè 7,50 euro ogni sera: una cifra che considera ancora sostenibile rispetto ad altre possibilità di svago.

«A questo non rinuncio», afferma parlando del ballo. È una delle poche abitudini che ha scelto di mantenere, nonostante la necessità di controllare con cura ogni uscita.


Vacanze quasi cancellate

Nel tempo sono spariti o si sono ridotti anche i trattamenti dedicati al benessere personale, che Marcella utilizzava per staccare dalla pressione del lavoro. Le vacanze, invece, sono diventate quasi un ricordo.

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Per incontrare gli amici rimangono soprattutto la pizza e le sagre, preferite perché consentono di spendere meno. La possibilità di concedersi qualcosa dipende così dal prezzo, più che dal desiderio o dal bisogno di riposarsi.


Un lavoro sempre più pesante

Nel servizio sociale il problema non riguarda soltanto lo stipendio. Marcella descrive un settore chiamato a seguire persone in condizioni di fragilità, ma costretto a farlo con organici insufficienti.

La stanchezza, secondo il suo racconto, è visibile anche tra i colleghi: molti rischiano l’esaurimento e il numero ridotto degli operatori rende ancora più difficile sostenere il carico quotidiano. In questo quadro, la distanza tra responsabilità professionali e compensi alimenta il senso di svalutazione.

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