Sovranità digitale, la sfida europea: «Serve un’alternativa»
A Roma istituzioni, imprese e autorità regolatorie hanno discusso di IA, dipendenze tecnologiche e strumenti per proteggere il valore dei dati.
«La sovranità digitale non è un’etichetta sui dati, ma un’architettura da costruire, fatta di governance, sicurezza, tracciabilità e componenti sostituibili». Francesco Gottardo, responsabile delle strategie e dello sviluppo commerciale di Agile Lab, ha indicato così il punto centrale del confronto: l’autonomia tecnologica richiede sistemi progettati per ridurre i rischi legati alla dipendenza dai fornitori.
Franco Bernabé, presidente di Techvisory, ha avvertito che l’Europa non può replicare integralmente il modello di intelligenza artificiale costruito da Stati Uniti e Cina. A suo giudizio, il recupero di sovranità passa soprattutto dalla formazione e dalle competenze: affidarsi in modo esclusivo a operatori stranieri, ha osservato, significherebbe mettere nelle mani altrui le chiavi del proprio stabilimento.
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L’autonomia passa dalle competenze
Secondo Alberto Firpo, l’Europa deve preparare alternative concrete e non limitarsi a custodire i dati prodotti sul proprio territorio. La filiera dell’IA comprende infatti capitali, materie prime strategiche, semiconduttori, infrastrutture informatiche, modelli e norme: intervenire soltanto su uno di questi elementi non basta a garantire un controllo effettivo.
Nel suo intervento introduttivo Firpo ha sintetizzato la prospettiva europea con queste parole: «La sovranità non si dichiara, si progetta e si realizza». La capacità di conservare il legame con i dati e di ricavarne valore, dunque, dipende dalla possibilità di costruire un ecosistema tecnologico meno esposto a vincoli esterni.
Anche Alessandro Giglio Vigna, presidente della XIV Commissione Politiche Ue, ha sostenuto la necessità di una strategia condivisa. Per l’esponente parlamentare, nessun Paese può sviluppare da solo ogni componente della filiera: serve una sovranità digitale estesa a partner che riconoscano gli stessi valori e garantiscano rapporti affidabili.
Il confronto tra pubblico e industria
Il dibattito si è svolto a Roma, nella sede della Scuola Superiore di Polizia, durante la conferenza “Intelligenza Artificiale e Sovranità: l’alternativa è possibile”. L’iniziativa è stata organizzata da Agile Lab, società specializzata nell’ingegneria dei dati e appartenente al gruppo Poste Italiane.
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Ad aprire i lavori è stato Mario Viola, direttore della Scuola. Al tavolo e in platea erano presenti esponenti delle istituzioni, della Pubblica Amministrazione e degli organismi di controllo, insieme a numerosi manager e professionisti del settore.
Tra i partecipanti figuravano Cristiano Cannarsa di Sogei, rappresentanti delle società interne alle amministrazioni regionali e di Istat, oltre a Giovanni Calabrò dell’Antitrust. Per il mondo industriale sono intervenute Axcelera, Seeweb, NEO4J, Suse, Vast Data, CanaryBit e Cloudera, con contributi provenienti sia dall’Italia sia dall’estero.
Salvatore Deidda, presidente della Commissione Tlc, ha richiamato il percorso intrapreso dall’Italia sul fronte dell’autonomia digitale. Nel suo intervento ha citato Agile Lab, controllata da Poste Italiane, come esempio delle competenze nazionali applicabili allo sviluppo, alla protezione e alla valorizzazione dell’ecosistema digitale e dell’intelligenza artificiale.
Il confronto ha quindi riunito istituzioni, autorità regolatorie e imprese attorno a una questione comune: trasformare la sovranità digitale da principio politico a capacità concreta, attraverso competenze, sicurezza e infrastrutture che possano essere sostituite quando una dipendenza tecnologica diventa critica.
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