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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Soncin rompe il silenzio: la madre di Pamela respinge le scuse

In aula a Milano l’imputato ha chiesto perdono per l’omicidio di Pamela Genini, ma i familiari hanno giudicato tardive e prive di valore le sue parole.

Le scuse pronunciate da Gianluca Soncin durante il processo per la morte di Pamela Genini non hanno aperto alcun dialogo con la famiglia della giovane. L’uomo, detenuto e accusato di omicidio pluriaggravato, ha parlato prima dell’esame dei testimoni, mentre in aula erano presenti anche alcuni parenti della vittima.


La famiglia rifiuta ogni apertura

A riferire la reazione della madre di Pamela, Una Smirnova, è stato l’avvocato Nicodemo Gentile. Il legale ha definito l’intervento dell’imputato «respinto al mittente» e ha sostenuto che quelle parole non abbiano inciso sul dolore dei familiari. Secondo Gentile, il gesto è arrivato troppo tardi e non avrebbe convinto chi ascoltava.

Il difensore ha inoltre contestato la scelta di leggere un testo preparato, sostenendo che Soncin avrebbe dovuto fermarsi quando Pamela lo supplicava di lasciarla andare. La ricostruzione dell’accusa indica infatti che la ragazza fu aggredita nell’abitazione di via Iglesias, a Milano, dopo che l’uomo si era procurato una copia delle chiavi.


La ricostruzione dell’aggressione

L’episodio risale alla sera del 14 ottobre dell’anno scorso. Secondo quanto riportato nel procedimento, Pamela era al telefono con il suo ex compagno quando Soncin entrò nell’appartamento e la colpì 76 volte con un’arma da taglio, prima sul balcone e poi all’interno della casa.

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Gentile ha descritto un quadro fatto di minacce, gelosia e controllo, ricordando che nell’abitazione sarebbero stati trovati circa dieci coltelli, tra cutter e modelli a serramanico, oltre a quattro o cinque pistole scacciacani. Il legale ha anticipato che in dibattimento verrà approfondita anche la pressione subita dalla ragazza prima dell’omicidio.


In aula anche il fratello

Durante l’udienza era presente Nicola, fratello di Pamela. Sara Sontoli, che assiste lui e la sorella Veronica, ha spiegato che i familiari non avevano ancora discusso della dichiarazione perché Nicola non si sente pronto a parlare.

La stessa avvocata ha comunque definito «inopportune» le scuse pronunciate dall’imputato. Soncin, dal canto suo, ha detto di riconoscere la gravità delle proprie azioni e di voler affrontare le conseguenze del dolore provocato, affermando: «So che il perdono non si può pretendere. Comprendo il peso delle mie azioni e il ricordo di Pamela resterà indelebile nei nostri cuori».

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