Sgomberi e affitti, il diritto alla casa riguarda tutti
A Firenze l’affitto di un’abitazione occupata da 60 anni dovrebbe quasi triplicare; in Spagna Maricarmen è morta dopo lo sgombero.
La crisi abitativa ha riportato al centro il significato concreto della parola casa. A Firenze una 94enne rischia di lasciare l’alloggio in cui vive da sei decenni, mentre in Spagna una donna è morta dopo essere stata allontanata dall’abitazione dove aveva trascorso 70 anni.
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L’affitto che mette a rischio una vita
A Firenze la figlia di Franca ha raccontato la situazione della madre, che ha 94 anni e abita da 60 nello stesso appartamento. Nel giro di pochi mesi, il canone dovrebbe passare da 450 a 1.200 euro: un aumento che renderebbe difficile, se non impossibile, la permanenza nella casa.
La vicenda porta con sé una domanda sul valore attribuito alla stabilità abitativa. Restare per decenni nello stesso luogo significa costruire relazioni, abitudini e ricordi, ma non sembra bastare a garantire la possibilità di continuare a viverci.
La morte dopo lo sgombero
Il caso spagnolo riguarda Maricarmen Abascal, 84 anni, con una disabilità riconosciuta del 50%. Il 23 settembre è stata portata fuori dall’abitazione in cui aveva vissuto per circa 70 anni; non riuscendo a camminare, ha dovuto essere trasferita su una barella.
Dopo l’allontanamento è stata ricoverata in terapia intensiva a causa dello stress. Il 7 ottobre è morta. La sua vicenda ha provocato proteste in Spagna e ha aperto una discussione sul rapporto tra diritto all’abitazione, fragilità e tutela delle persone anziane.
Perché i giovani restano a casa
L’accesso a un’abitazione autonoma è diventato difficile soprattutto per le nuove generazioni. Spesso si rimprovera ai giovani di restare dipendenti dalla famiglia fino a un’età avanzata, di rimandare la scelta di avere figli o di non assumersi abbastanza responsabilità.
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Queste critiche, però, ignorano il costo degli affitti e la precarietà del lavoro. Per molti, vivere da soli a vent’anni non è una scelta rinviata, ma una possibilità che non si presenta. Così l’adolescenza si prolunga nella casa dei genitori oppure in appartamenti condivisi con numerosi coinquilini.
Andarsene dall’abitazione in cui si è cresciuti può rappresentare un passaggio decisivo verso l’età adulta. Oggi, tuttavia, quel passaggio è spesso impedito da condizioni economiche che rendono l’indipendenza un traguardo riservato a pochi.
Una casa significa autonomia
Avere una casa non vuol dire necessariamente possederla. Anche un alloggio in affitto può offrire sicurezza, continuità e la possibilità di organizzare la propria vita senza dipendere da altri.
Disporre di uno spazio abitativo significa essere riconosciuti come persone autonome, poter prendere decisioni e partecipare pienamente alla comunità in cui si vive. Non si tratta soltanto di avere un luogo dove rientrare, ma di disporre di una base per costruire la propria identità e il proprio futuro.
Quando l’abitazione diventa un bene accessibile soltanto a una parte della popolazione, anche altre esperienze quotidiane finiscono per trasformarsi in privilegi: usare i trasporti, avere figli, acquistare beni essenziali, ottenere un lavoro stabile e diventare adulti. Le storie di Franca e Maricarmen mostrano quanto la perdita della casa possa incidere sulla libertà e sulla dignità delle persone.
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