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Cronaca 2 min di lettura14 ott

Sei aggressioni a Roma: la svolta della minicar e le confessioni

I carabinieri e la polizia locale hanno trovato il veicolo ritenuto coinvolto nei raid del 4 e 5 ottobre: due indagati hanno ammesso i fatti davanti al pm.

La svolta nelle indagini sulle sei aggressioni avvenute a Roma tra il 4 e il 5 ottobre è arrivata nella notte, con il ritrovamento e il sequestro di una minicar. Il mezzo è ritenuto compatibile con quello usato durante gli episodi, compreso l’attacco che ha causato il grave ferimento dell’attore Davide Iacopini, ancora ricoverato in prognosi riservata.

Due persone sono state accompagnate in caserma e ascoltate dal pm della Procura di Roma. Secondo gli investigatori, si trovavano a bordo dell’auto nei ruoli di conducente e passeggero; entrambi avrebbero ammesso le proprie responsabilità.

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La minicar individuata nella notte

Il veicolo è stato rintracciato grazie all’attività congiunta di carabinieri e polizia locale. Dopo il ritrovamento, la minicar è stata sottoposta a sequestro per consentire ulteriori verifiche e confronti con gli elementi raccolti sui luoghi delle aggressioni.

L’ipotesi degli inquirenti è che si tratti dell’auto utilizzata per mettere a segno tutti e sei gli episodi contestati nella Capitale. La corrispondenza del mezzo con quello descritto nelle indagini costituisce uno degli elementi al centro degli accertamenti coordinati dalla Procura.


Le confessioni davanti al magistrato

I due sospettati sono stati sentiti durante la notte in caserma dal pubblico ministero titolare del procedimento. Nel corso dell’audizione, avrebbero riconosciuto di aver preso parte ai fatti finiti sotto esame.

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Gli investigatori contestano loro la presenza sull’auto durante le aggressioni, distinguendo le posizioni di chi era alla guida e di chi occupava il posto del passeggero. Tra gli episodi figura anche quello ai danni di Davide Iacopini, le cui condizioni restano gravi e richiedono il ricovero in prognosi riservata.


Gli elementi raccolti dagli investigatori

L’inchiesta è stata condotta dalla Procura della Repubblica di Roma con il supporto delle sezioni dei carabinieri specializzate nelle indagini informatiche e nei rilievi tecnico-scientifici. Alle attività hanno partecipato il Nucleo Investigativo e il Ris di Roma.

Gli accertamenti avrebbero permesso di raccogliere gravi indizi sulla responsabilità dei due e sul collegamento tra la minicar sequestrata e le sei aggressioni. Il ritrovamento del mezzo e le ammissioni rese in caserma rappresentano ora i principali passaggi dell’indagine.

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