Scuola e migrazioni, la sfida al Governo: nasce il nuovo Manifesto
Flc Cgil e associazioni contestano le politiche sull’integrazione e chiedono una scuola fondata su pluralismo, diritti e partecipazione.
La scuola pubblica diventa il terreno principale della contestazione lanciata dalla Flc Cgil insieme a numerose realtà della società civile, dell’istruzione e del movimento studentesco. Al centro dell’iniziativa c’è il “Manifesto contro la disumanizzazione”, pensato per reagire alla propaganda xenofoba e alle rappresentazioni che trasformano le migrazioni in una minaccia.
Secondo i promotori, il documento mette in discussione una linea politica che alimenterebbe la paura e finirebbe per allontanare l’attenzione dalle difficoltà concrete del Paese. La denuncia riguarda anche alcune scelte legate al sistema educativo e al modo in cui viene affrontata la presenza degli alunni con origine migratoria.
L’integrazione scolastica nel mirino
Tra gli elementi contestati figura il mancato ripristino dell’Osservatorio per l’integrazione degli alunni con background migratorio. Nel mirino finiscono anche le Indicazioni Nazionali 2025, giudicate un passo indietro rispetto al percorso interculturale costruito negli ultimi decenni.
Particolare attenzione viene riservata all’insegnamento dell’italiano come seconda lingua. Per i promotori non dovrebbe diventare uno strumento di assimilazione obbligatoria né una condizione per accedere pienamente alla comunità, ma un mezzo concreto per partecipare alla vita scolastica e sociale.
“Si vuole imporre un’idea di integrazione fondata sul sovranismo culturale, delegittimando le lingue madri e arrivando persino a colpevolizzare le famiglie”, sostengono i promotori. La Flc Cgil parla di una deriva autoritaria e centrata su un unico modello culturale, contrapponendole le esperienze positive sviluppate in diversi territori e i dati delle rilevazioni INVALSI.
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Le proposte per una scuola plurale
Il Manifesto indica tra le priorità il rafforzamento dei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, insieme alla valorizzazione del plurilinguismo e dell’educazione interculturale. Le differenze culturali vengono presentate come una risorsa formativa utile all’intera comunità scolastica, non come un ostacolo da rimuovere.
Nel documento trova spazio anche una diversa idea del rapporto tra lingua e appartenenza. “La lingua non può e non deve essere la misura dell’appartenenza o una barriera per escludere”, affermano i promotori, secondo i quali insegnare l’italiano significa offrire autonomia e possibilità di partecipazione, non imporre un prezzo per essere accettati.
L’iniziativa si conclude con una riaffermazione del ruolo della scuola statale come luogo accessibile a tutti, nel quale diritti, democrazia e comune umanità possano essere tutelati. Per i firmatari, questo spazio deve restare aperto al pluralismo e contrario a ogni forma di disumanizzazione.
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