13.000Lettori online ora
Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Scambiato per un omonimo: 81 giorni in cella e una richiesta da 28mila euro

Dopo l’assoluzione dall’accusa di traffico internazionale di droga, un cittadino nigeriano reclama un indennizzo per la detenzione subita tra Grecia e Italia.

Ottantuno giorni trascorsi detenuto tra Grecia e Italia, dopo essere stato confuso con un’altra persona, e una vicenda giudiziaria durata quasi 18 anni. È il percorso vissuto da un cittadino nigeriano, assolto nel 2025 dall’accusa di traffico internazionale di droga, che ora ha chiesto circa 28mila euro di risarcimento, oltre alle spese legali.


La Corte valuta l’indennizzo

La richiesta è stata presentata alla Corte d’appello di Perugia attraverso un’istanza per ingiusta detenzione. Al termine dell’udienza, i giudici si sono riservati la decisione: l’eventuale riconoscimento dell’indennizzo non è quindi ancora arrivato.

Il procedimento nasce da un errore di identificazione legato all’inchiesta “Black passenger”, condotta nel capoluogo umbro su una presunta rete incaricata di far arrivare droga dall’Africa. L’uomo era stato associato a un omonimo ritenuto coinvolto nell’indagine, ma il Tribunale di Perugia ha poi riconosciuto lo scambio di persona nella sentenza che ne ha stabilito l’assoluzione.


Dalla Grecia al carcere italiano

Nei suoi confronti era stata emessa nel 2010 un’ordinanza di custodia cautelare. Considerato latitante, è stato arrestato in Grecia nell’aprile 2013 sulla base di un mandato d’arresto europeo.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Nel Paese ellenico ha trascorso circa venti giorni in carcere, prima del trasferimento in Italia. La permanenza complessiva in stato di detenzione, sommando i periodi nei due Stati, si è conclusa nel luglio dello stesso anno dopo 81 giorni.


Un caso durato quasi 18 anni

In udienza, il difensore Luca Sebastiani, avvocato del foro di Bologna, ha definito la storia “una vicenda incredibile, a tratti sconcertante”. La difesa ha ricostruito gli effetti di un procedimento protrattosi per quasi 18 anni e ha collegato la domanda di riparazione all’assoluzione ottenuta nel 2025.

La somma richiesta ammonta a circa 28mila euro, a cui si aggiunge il rimborso delle spese legali. Ora spetta alla Corte d’appello di Perugia stabilire se esistano i presupposti per riconoscere il risarcimento per ingiusta detenzione.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere