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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Padova, il caso che accende lo scontro sui tribunali islamici

Matteo Salvini chiede di fermare ogni giustizia parallela, mentre Anna Maria Cisint annuncia un esposto sulla presunta struttura veneta.

A Padova è al centro del dibattito la presunta nascita di un organismo incaricato di dirimere controversie tra musulmani sulla base dei principi della sharia. La vicenda, rilanciata da esponenti della Lega, ha riaperto lo scontro sull’eventuale presenza in Italia di forme di arbitrato religioso.


Il caso segnalato a Padova

Anna Maria Cisint, eurodeputata della Lega appartenente al gruppo PfE, ha comunicato di avere presentato una segnalazione alla Procura di Padova. L’iniziativa riguarda quello che lei definisce il “primo tribunale islamico in Italia”, una struttura che dichiarerebbe di occuparsi di arbitrati ispirati ai dettami della sharia.

L’annuncio è arrivato durante i lavori della plenaria del Parlamento europeo, nella stessa giornata dedicata al confronto sulla risoluzione promossa dal gruppo dei Patrioti contro il cosiddetto “entrismo islamico” e la rete dei Fratelli musulmani. Per Cisint, il caso padovano confermerebbe la concretezza delle preoccupazioni sollevate sul radicamento di organizzazioni islamiste.


Salvini: solo le leggi italiane

Matteo Salvini ha rilanciato la notizia e ha riferito di avere informato i ministri della Giustizia e dell’Interno sulle denunce provenienti da cittadini di Padova. Il vicepremier ha inoltre fatto sapere che sarà in città nei prossimi giorni.

“Le leggi italiane valgono per tutti: non possono esistere tribunali islamici né sistemi normativi paralleli”, ha scritto il leader della Lega su X, ribadendo la sua opposizione a ogni forma di sharia applicata in Italia. Nel messaggio ha anche chiesto di interrompere quella che definisce la diffusione dell’Islam politico.

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La risoluzione contro i Fratelli musulmani

Il documento discusso a Strasburgo, firmato in apertura da Susanna Ceccardi, propone di vietare i Fratelli musulmani e le realtà a essi collegate. Cisint ha descritto l’islamismo come una minaccia particolarmente grave, sostenendo che la sua presenza si manifesterebbe anche attraverso modalità moderate e l’inserimento in associazioni e strutture della società civile.

L’eurodeputata ha richiamato anche rapporti provenienti da Germania, Austria e Francia, secondo i quali l’obiettivo di queste organizzazioni sarebbe mettere in discussione gli assetti democratici. Nel suo intervento ha chiesto una posizione condivisa a tutte le forze politiche, accusando anche la sinistra di favorire l’islamismo in Europa e in Italia.


Il richiamo al 7 ottobre

Nel suo ragionamento Cisint ha collegato il dibattito alla data del 7 ottobre, ricordando sia la Battaglia di Lepanto del 1571 sia l’attacco compiuto da Hamas nel 2023. A suo giudizio, Hamas sarebbe nato dalla matrice dei Fratelli musulmani.

La deputata europea ha concluso con un appello ad agire senza rinvii, sostenendo che il rischio denunciato sia già evidente. Le sue dichiarazioni si inseriscono nel confronto politico sulla possibilità che organismi religiosi assumano funzioni di arbitrato al di fuori del sistema giudiziario italiano.

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