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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Sanità, quasi 1 italiano su 2 fatica ad arrivare al pronto soccorso

Accesso alle emergenze, rinuncia alle cure e ritardi nelle strutture territoriali: il quadro elaborato dal Cnel sui dati del 2025 evidenzia forti divari

Il rapporto con la sanità si fa sempre più difficile per una parte consistente della popolazione. Nel 2024 il 23,9% degli italiani ha sostenuto interamente il costo dell’ultima prestazione specialistica ricevuta, senza alcun rimborso assicurativo, mentre cresce anche il numero di chi decide di non curarsi.

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Cure a pagamento e rinunce in aumento

La quota di residenti che ha rinunciato a visite o accertamenti specialistici ha raggiunto il 9,9% nel 2024. Prima della pandemia era pari al 6,4%, a conferma di un disagio che nel tempo si è ampliato.

Tra le cause indicate compaiono soprattutto i tempi eccessivi per ottenere un appuntamento, segnalati dal 6,8% degli intervistati, e i costi necessari per raggiungere il luogo della prestazione, indicati dal 5,3%. Nello stesso periodo, quasi un cittadino su quattro ha pagato di tasca propria l’ultima visita o l’ultimo esame specialistico, con un dato superiore a quello registrato nel 2023.


L’emergenza resta lontana nei piccoli centri

Anche raggiungere un presidio per le urgenze rappresenta un ostacolo diffuso: il 48,2% delle famiglie dichiara di incontrare difficoltà nel arrivare al pronto soccorso. Il problema risulta ancora più marcato nei comuni meno popolosi.

Nei centri con un massimo di 2mila abitanti, infatti, la percentuale sale al 72,8%. Il dato descrive una distanza territoriale che rischia di rendere più complicato l’accesso tempestivo alle cure proprio nelle aree con una rete di servizi più ridotta.

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Assistenza domiciliare avanti, rete incompleta

Un segnale positivo arriva dall’assistenza domiciliare integrata. Nel 2024 ne hanno beneficiato circa 1,7 milioni di persone e, dal 2019, il numero degli assistiti è aumentato mediamente del 12,5% ogni anno. La copertura ha raggiunto il 9,4% degli ultra 64enni, avvicinandosi all’obiettivo del 10% fissato dal Pnrr.

Rimane però un ritardo nella realizzazione delle Case della comunità. Per rispettare il traguardo di una struttura ogni 50mila abitanti entro il 2030, ne mancherebbero 297, equivalenti al 22% del totale previsto. Per completare il programma servirebbero ancora circa 1,1 miliardi di euro; oltre l’80% delle strutture interessate si trova in Lombardia, Lazio, Campania e Puglia.

Le Case della comunità sono presidi territoriali del Servizio sanitario nazionale, introdotti nel 2022 e finanziati attraverso il Pnrr. La loro funzione è riunire prestazioni sanitarie e interventi sociali vicino ai cittadini, così da offrire un punto di riferimento sul territorio e limitare il ricorso non necessario agli ospedali.

Il quadro è contenuto nella Relazione annuale sui servizi pubblici 2026 del Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Il documento, presentato a Roma, utilizza elaborazioni dell’Istat riferite al 2025.

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