Rupnik, le vittime scrivono al Papa: chiedono più chiarezza
Cinque donne affidano a Francesco una richiesta di verità e lamentano il silenzio sul procedimento, pur apprezzando la copertura dei mosaici a Lourdes.
La decisione di coprire i mosaici di don Rupnik a Lourdes è stata accolta come un segnale importante, ma per cinque presunte vittime non basta a sciogliere il nodo più delicato: il procedimento sul mosaicista, dicono, resta avvolto da troppi silenzi.
Un gesto apprezzato, ma non risolutivo
Le cinque donne, tra cui Gloria, Mirjam, suor Samuelle, Vida e Pia, hanno scelto di rivolgersi a Papa Francesco con una lettera aperta diffusa dalla loro legale Laura Sgrò. Nel testo collegano la visita del Pontefice in Francia e l’incontro previsto a Lourdes con altre vittime di abusi alla scelta di rendere non più visibili, sulla facciata della basilica, i mosaici dell’ex gesuita Marko Rupnik.
Per loro si tratta di un atto “fortissimo e coraggioso”, ma la soddisfazione si ferma lì. Le autrici della lettera parlano infatti di un’ulteriore ferita prodotta dalle omissioni sul caso Rupnik, descritta come un peso che continua a gravare su di loro.
La richiesta: verità e un processo limpido
Nel loro appello, le presunte vittime affermano di non voler essere cancellate né rinunciare alla giustizia. Chiedono che venga riconosciuta la gravità di quanto contestano e che chi ritengono responsabile venga punito, sottolineando di voler essere considerate una risorsa nel cammino verso la verità, non un intralcio.
La lettera si chiude con un invito rivolto al Pontefice affinché eserciti il suo giudizio sul procedimento in corso presso il Dicastero della Dottrina della Fede. Le cinque donne domandano garanzie precise: confronto tra le parti, trasparenza, rapidità, imparzialità dei giudici e indipendenza, così che l’esito non lasci zone d’ombra. "Abbiamo bisogno di Verità, Santità ma, al pari nostro, ne ha tanto bisogno anche la Chiesa".
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