Riscaldamenti, la sorpresa del calendario: non decide la Regione
Le date dipendono dalla zona climatica del Comune: si comincia il 15 ottobre 2026 e si arriva fino al primo dicembre, con eccezioni locali.
Chi vive nelle località più fredde non deve attendere una data prestabilita: nei Comuni della zona F i termosifoni possono funzionare durante tutto l’anno, senza vincoli né sulla stagione né sul numero di ore. In questa fascia rientrano soprattutto località alpine e diversi centri dell’Appennino.
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Nei Comuni più miti si parte dopo
All’estremo opposto si trovano le zone A e B, che comprendono i territori dal clima più temperato. Qui l’accensione è prevista dal primo dicembre: nei Comuni della zona B gli impianti possono restare attivi per 8 ore quotidiane fino al 31 marzo, mentre nella zona A il limite scende a 6 ore e il periodo termina il 15 marzo.
Tra gli esempi della fascia A figurano Lampedusa, Linosa e Porto Empedocle. Il quadro, quindi, non segue i confini regionali: la classificazione riguarda il singolo Comune e tiene conto delle caratteristiche climatiche del territorio.
Le grandi città hanno date diverse
Roma e la maggior parte dei Comuni del Lazio appartengono alla zona D. In queste aree l’utilizzo degli impianti è ammesso dal primo novembre al 15 aprile, con un tetto massimo di 12 ore al giorno.
Napoli rientra invece nella zona C, insieme, tra le altre, a Bari, Lecce, Caserta, Salerno, Taranto, Brindisi, Catanzaro, Cosenza, Cagliari, Oristano, Sassari, Ragusa e Imperia. Qui il periodo va dal 15 novembre al 31 marzo e il funzionamento non può superare le 10 ore giornaliere.
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Il calendario stabilito dal decreto
La suddivisione nasce dal Dpr 74/2013, che organizza il territorio nazionale in sei fasce climatiche, dalla A alla F. Per la stagione 2026-2027 la prima finestra ordinaria si apre il 15 ottobre e riguarda la zona E, mentre le aree A e B attendono il primo dicembre.
La zona E comprende gran parte del Nord e numerosi territori montani del Centro e del Sud, compresi Milano e Torino. In questa fascia gli impianti possono essere utilizzati dal 15 ottobre 2026 al 15 aprile 2027, per un massimo di 14 ore al giorno, anche suddivise in più momenti nella fascia compresa tra le 5 e le 23.
L’eccezione decisa in Emilia-Romagna
Per alcuni Comuni dell’Emilia-Romagna il calendario non seguirà la data nazionale della zona E. La Regione ha infatti fissato al primo novembre l’avvio degli impianti nelle aree denominate Pianura Est, Pianura Ovest e Agglomerato di Bologna.
Resta inoltre un margine di intervento per i sindaci. Attraverso un’ordinanza motivata possono modificare l’avvio o la conclusione del periodo, aumentare o ridurre la durata quotidiana consentita e stabilire anche una temperatura massima più bassa negli ambienti.
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