Ricina, la borsa di Antonella può contenere la risposta
Le analisi su 131 reperti, comprese alcune borracce, potrebbero chiarire l’origine della ricina; intanto si esaminano anche la borsa di Antonella e i dispositivi di Gianni Di Vita.
Le prime informazioni sugli accertamenti riferiscono della possibile presenza di ricina in alcuni cibi e recipienti sequestrati. Il dato, ancora da verificare, potrebbe aiutare a ricostruire il modo in cui Antonella, 20 anni, e sua figlia Sara, 15, sono state avvelenate a ridosso di Natale.
Gli esami cercano la sostanza letale
La conferma dovrà arrivare dalla relazione conclusiva degli specialisti. Al momento, infatti, non è stato chiarito quale sia stato il veicolo della ricina né come la sostanza sia entrata in contatto con le due vittime.
Tra il materiale raccolto figurano anche alcune borracce riconducibili ad Antonella. I reperti complessivi sono 131 e sono stati affidati agli esperti tedeschi del Robert Koch Institut per gli esami necessari.
La borsa può aggiungere un tassello
Durante le tre perquisizioni eseguite martedì sarebbe stata recuperata una borsa appartenuta ad Antonella. Resta da stabilire se si tratti dell’accessorio utilizzato per il lavoro, già prelevato dallo studio di Campobasso, oppure di una borsa personale.
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Gli investigatori dovranno verificare se al suo interno vi siano elementi utili a collegare la sostanza ai pasti, ai contenitori o ad altri oggetti già sottoposti ad analisi. Nel quadro degli accertamenti sono inoltre finiti sotto esame i dispositivi di Gianni Di Vita.
A Pietracatella prevale il silenzio
Nel paese la vicenda continua a essere seguita con riserbo. La saracinesca del panificio della famiglia Di Ielsi è ancora chiusa, mentre i familiari di Antonella attendono indicazioni in grado di spiegare la morte della giovane e di Sara.
Soltanto il responso ufficiale sulle 131 evidenze potrà stabilire se le tracce individuate in alimenti e recipienti siano effettivamente riconducibili alla ricina e quale ruolo abbiano avuto nella tragedia.
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