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Cronaca 2 min di lettura17 min fa

Resinovich, il Dna su jeans e sacco porta a un tecnico

Le nuove verifiche collegano alcune tracce a chi aveva esaminato i reperti, mentre restano senza identità il profilo sul cordino e il capello

L’interrogatorio di Sebastiano Visintin non ha aggiunto elementi alle indagini sulla morte della moglie Liliana: il marito, convocato in Procura il 2 ottobre, ha scelto di non rispondere. I risultati degli ultimi accertamenti scientifici saranno esaminati nell’udienza del 30 ottobre.

Visintin è attualmente indagato per omicidio. A coordinare l’inchiesta è la sostituta procuratrice Ilaria Iozzi; all’audizione l’uomo era affiancato dai suoi legali.

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Restano due tracce senza identità

Non è stato ancora attribuito a una persona il Dna maschile individuato sul cordino utilizzato per tenere unite le chiavi. Lo stesso vale per il capello recuperato sulla maglia di Liliana Resinovich.

Questi due elementi rimangono dunque riferibili a soggetti non identificati. Il loro significato dovrà essere valutato insieme agli altri risultati emersi dagli esami disposti nell’ambito dell’inchiesta.


Il profilo genetico porta a un tecnico

Una delle recenti perizie aveva indicato la presenza di materiale genetico maschile, inizialmente considerato appartenente a un uomo sconosciuto, sui jeans di Liliana e su uno dei sacchi neri che avvolgevano il corpo. La comparazione eseguita dalla polizia scientifica ha però ricondotto quelle tracce a un operatore.

Si tratta, secondo quanto riportato, della persona che il 28 luglio 2023 aveva manipolato i reperti durante una serie di verifiche. Il ritrovamento di quel profilo genetico non indica quindi, sulla base degli elementi disponibili, la presenza di un ulteriore soggetto entrato in contatto con gli oggetti prima degli accertamenti.

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Il guanto al centro dell’analisi

Anche l’esame dattiloscopico ha prodotto un risultato da interpretare con cautela. Quattro tracce rilevate sui sacchi sono state giudicate compatibili con il contatto del guanto da lavoro nero rinvenuto a pochi metri dal corpo nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste.

La relazione, illustrata dall’avvocato Nicodemo Gentile che assiste Sergio Resinovich, parla di segni con caratteristiche simili e riconducibili allo stesso tipo di tessuto. Il confronto con le impronte ottenute sperimentalmente dal guanto ha mostrato soltanto parziali corrispondenze di forma e dimensione: in mancanza di elementi contrari, l’esito offre un “moderato” sostegno all’ipotesi che quelle quattro tracce siano state lasciate dal guanto sequestrato.


Il ritrovamento nel boschetto

Liliana Resinovich fu trovata morta il 5 gennaio 2022 nell’area verde dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste. Il guanto sinistro, già sottoposto in passato ad altri esami, era stato recuperato nelle vicinanze del cadavere.

Le nuove conclusioni genetiche e dattiloscopiche saranno ora portate all’attenzione dell’autorità giudiziaria. Il loro esame è previsto nell’udienza fissata per il 30 ottobre.

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