Caso Resinovich, quattro tracce riaccendono l’ipotesi omicidio
L’analisi disposta dalla giudice per le indagini preliminari di Trieste avrebbe collegato i sacchi al guanto nero rinvenuto vicino al corpo
Quattro impronte individuate sui sacchi neri che avvolgevano il corpo di Liliana Resinovich potrebbero essere compatibili con un contatto avvenuto attraverso il guanto da lavoro trovato nelle vicinanze. Il risultato dell’esame dattiloscopico aggiunge un nuovo elemento all’inchiesta sulla morte della donna.
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Il guanto al centro degli accertamenti
L’analisi è stata svolta su incarico della giudice per le indagini preliminari di Trieste. Secondo quanto emerso, le tracce rilevate sulla plastica presenterebbero corrispondenze con il guanto nero recuperato nei pressi del luogo in cui fu rinvenuto il corpo.
Il possibile collegamento riguarda dunque due reperti già acquisiti nell’ambito delle indagini: i sacchi utilizzati per contenere il cadavere e il guanto da lavoro. L’esame non viene descritto come una semplice coincidenza, ma come un elemento che dovrà essere valutato nel quadro complessivo dell’inchiesta.
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La richiesta del fratello di Liliana
Nicodemo Gentile, legale di Sergio Resinovich, fratello di Liliana, considera l’esito degli accertamenti una conferma della pista dell’omicidio. L’avvocato ha sostenuto: «Che si tratti di un omicidio è ormai un’evidenza imponente come il Monte Bianco. È tempo di dare nome e cognome a chi ha ucciso la povera Liliana. La verità non può più attendere».
Le nuove risultanze riaccendono così l’attenzione sulla dinamica della morte e sull’identità della persona che potrebbe avere avuto un ruolo nella vicenda. A questo punto, il valore delle quattro tracce dovrà essere inserito nella valutazione complessiva degli elementi raccolti dagli investigatori.
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