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Cronaca 1 min di lettura53 min fa

Reinserimento dopo la pena: il tutor che riporta all’autonomia

Il programma “Una Giustizia inclusiva” punta a sostenere il ritorno al lavoro e nella società delle persone al termine del percorso di esecuzione penale.

Il passaggio dalla fine della pena a una vita autonoma resta una fase delicata, nella quale lavoro e relazioni sociali possono fare la differenza. Il nuovo modello presentato a Roma prevede anche una figura di supporto dedicata, pensata per accompagnare le persone più fragili verso il reinserimento.

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Il tutor contro la marginalità

Il tutor per l’autonomia dovrebbe fornire strumenti concreti a chi lascia un percorso di esecuzione penale. Il suo compito è sostenere il recupero dell’indipendenza personale e favorire un ritorno attivo nella comunità, riducendo il rischio che la persona rimanga ai margini.

«La figura del tutor per l’autonomia serve proprio a offrire gli strumenti e le opportunità per poter uscire da una condizione di marginalità e poter recuperare piena autonomia e ruolo all’interno dei nostri contesti sociali», ha spiegato Romolo De Camillis, direttore generale sviluppo sociale e aiuti alle povertà del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

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Lavoro e inclusione al centro

Il programma “Una Giustizia inclusiva” è rivolto alle persone che affrontano una condizione di particolare vulnerabilità durante o al termine dell’esecuzione penale. L’obiettivo indicato da De Camillis è creare occasioni per il ritorno all’occupazione e per una partecipazione più piena alla vita sociale.

Il ministero della Giustizia collabora da anni al programma nazionale come organismo intermedio, attraverso interventi mirati per chi conclude questo percorso. I primi risultati del piano sono stati illustrati a Palazzo Madama, a Roma, durante l’incontro “Una Giustizia più inclusiva. Il nuovo modello italiano per l’esecuzione penale”, promosso dalla senatrice e avvocata Erika Stefani, sottosegretario alla Giustizia.

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