Regno Unito, il ritorno in Europa può cambiare tutto: il nodo euro
L’ipotesi di un nuovo ingresso nell’Unione europea guadagna spazio nel dibattito britannico, ma Londra dovrebbe affrontare tempi lunghi e condizioni molto diverse dal passato.
Un eventuale rientro del Regno Unito nell’Unione europea avrebbe conseguenze ben oltre i rapporti commerciali. La presenza britannica potrebbe rafforzare il peso diplomatico e militare dell’Europa nei confronti di Stati Uniti e Cina, ma imporrebbe a Londra di rinunciare allo status particolare che aveva ottenuto prima della Brexit.
Anche sul piano economico gli effetti sarebbero rilevanti. La rimozione dei controlli doganali ridurrebbe gli adempimenti introdotti dal 2021, agevolando gli scambi tra imprese britanniche ed europee. Secondo le stime riportate, nel lungo periodo il prodotto interno lordo del Regno Unito potrebbe crescere tra il 2,5% e il 3,6%.
Più scambi, meno ostacoli
Con il ripristino della libera circolazione, le merci dirette dall’Europa verso Londra non dovrebbero più affrontare la stessa quantità di notifiche e documenti per importazioni ed esportazioni. Per i cittadini tornerebbero inoltre viaggi più semplici, con la possibilità di utilizzare la carta d’identità, senza visti elettronici e con minori attese alle frontiere.
Tra i possibili vantaggi figurerebbero anche la fine dei costi di roaming e il ritorno della validità della tessera sanitaria europea. La mobilità dei lavoratori, infine, potrebbe aiutare settori britannici in difficoltà come sanità pubblica, trasporti e agricoltura, alle prese da tempo con una carenza di personale.
Sterlina e Schengen sono il nodo
Il ritorno non garantirebbe però il recupero automatico delle condizioni di cui Londra disponeva prima dell’uscita. L’Unione potrebbe chiedere l’adesione all’area Schengen e l’impegno ad adottare l’euro, mettendo in discussione il mantenimento della sterlina e il controllo nazionale delle frontiere.
Thomas Sampson, economista della London School of Economics, ha osservato che il Regno Unito potrebbe promettere di adottare la moneta unica in futuro per ottenere una deroga iniziale. Un possibile precedente è rappresentato dalla Svezia: il Paese non entra nel meccanismo di cambio europeo, necessario per almeno due anni prima dell’adozione dell’euro, e rinvia così di fatto il passaggio alla moneta unica.
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Un negoziato lungo e incerto
Londra dovrebbe comunque dimostrare di rispettare i criteri di Copenaghen del 1993: istituzioni democratiche solide, economia di mercato funzionante e capacità di applicare la legislazione europea. La domanda di adesione potrebbe essere presentata anche senza un nuovo referendum, sebbene un ulteriore voto popolare potrebbe risultare politicamente necessario.
La procedura richiederebbe poi trattative con gli Stati membri e successive ratifiche. Le valutazioni citate indicano un periodo compreso tra 5 e 10 anni, una durata coerente con la complessità del precedente percorso: il referendum si tenne nel 2016, l’uscita fu avviata nel 2017 e divenne effettiva nel gennaio del 2020.
A riaccendere il tema è stato Andy Burnham, che al congresso annuale del Partito laburista ha annunciato la presentazione di diverse ipotesi per il futuro rapporto con l’Europa. Il primo ministro britannico ha sostenuto che la Brexit «ha fatto più male che bene» e ha spiegato che il Paese deve costruire una relazione stabile con quello che resta il suo principale mercato.
In un’intervista alla BBC, Burnham ha poi chiarito di voler vedere il Regno Unito nuovamente nell’Unione europea nel corso della propria vita, precisando però che non si tratta di una priorità immediata. L’idea ha ricevuto anche l’apertura di Emmanuel Macron: secondo il presidente francese, la Brexit è stata «la più grande bugia degli ultimi 30 anni» e Londra sarebbe accolta nuovamente a Bruxelles.
Il dibattito non è limitato al governo. Nei mesi scorsi anche il sindaco di Londra Sadiq Khan aveva invocato un ritorno nell’Unione e nell’unione doganale. Per ora, tuttavia, il rientro resta un’ipotesi politica: il percorso sarebbe complesso, oneroso e privo dei privilegi garantiti al Regno Unito prima della separazione.
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