Regina Elena, due studi sui tumori urologici all’Esmo
I risultati, presentati a Madrid, riguardano quasi 700 pazienti e indicano vantaggi dalla terapia prima dell’intervento chirurgico.
L’Irccs Regina Elena di Roma ha contribuito a due studi internazionali sui tumori della vescica e della prostata presentati al congresso Esmo di Madrid.
Giovanni Blandino, direttore scientifico dell’Istituto, ha evidenziato il ruolo della struttura nella ricerca clinica internazionale e nell’accesso dei pazienti a trattamenti innovativi. Secondo Blandino, il coinvolgimento nei protocolli consente inoltre di contribuire alla definizione dei futuri percorsi terapeutici.
Livio De Angelis, direttore generale degli Ifo, ha rimarcato che una struttura pubblica può partecipare alla ricerca internazionale da protagonista. Il modello indicato dagli Ifo unisce attività chirurgica, oncologia medica e sperimentazione clinica.
GioiaPura
-15% su tutto da GioiaPura + spedizione gratis
I risultati per il tumore prostatico
Nel lavoro Proteus sono stati messi a confronto pazienti con carcinoma della prostata ad alto rischio sottoposti subito all’intervento e pazienti trattati prima con una terapia ormonale potenziata. Il trattamento è proseguito per 6 mesi prima e per altri 6 mesi dopo l’operazione.
La cura combinava analoghi Lhrh e un farmaco diretto contro il recettore degli androgeni, già impiegato nei casi di malattia metastatica. Nei pazienti trattati con questo schema, la probabilità di sviluppare metastasi si è ridotta della metà, con possibili conseguenze sull’aspettativa di vita.
Il contributo dell’istituto romano
L’Urologia del Regina Elena, guidata da Giuseppe Simone, ha avuto un ruolo rilevante in entrambi i protocolli. L’Istituto è risultato il primo centro per numero di pazienti inseriti negli studi Volga e Proteus.
I dati sono stati illustrati durante il congresso della Società europea di oncologia medica, concluso oggi nella capitale spagnola. I due lavori sostengono un modello nel quale i farmaci vengono utilizzati per preparare o completare la chirurgia, anziché considerare l’intervento come unico passaggio terapeutico.
La combinazione contro il tumore della vescica
Volga ha esaminato quasi 700 persone con tumore della vescica che aveva raggiunto il muscolo e che potevano essere operate. Prima dell’intervento, i pazienti hanno ricevuto enfortumab vedotin insieme a durvalumab; dopo la chirurgia, la terapia è proseguita con il solo durvalumab.
La combinazione ha quasi raddoppiato sia il periodo senza recidiva sia la sopravvivenza complessiva. L’aggiunta di tremelimumab, prevista in uno dei percorsi analizzati, non ha invece prodotto vantaggi ulteriori.
I risultati hanno inoltre mostrato che somministrare l’anticorpo coniugato soltanto nella fase precedente all’operazione può limitare la tossicità complessiva. Il protocollo ha quindi associato una maggiore efficacia a un carico di effetti indesiderati più contenuto.
Continua a leggere
AstraZeneca, Panella: tumori trattati prima con cure personalizzate
Al congresso Esmo di Madrid presentati studi su stomaco, polmone e vescica, tra immunoterapia e terapie mirate
Abderrahim Fakir, chance di salvezza stimata al 15%
La relazione sull’intervento al Pilastro segnala problemi nella tempestività e nell’efficacia dei soccorsi sanitari
Sula, ergastolo per Samson nel processo per femminicidio
La sentenza pronunciata oggi ha riconosciuto la responsabilità di Samson per la morte di Sula
Fakir, le bodycam registrano frasi durante il fermo
Le registrazioni risalgono all’intervento del 19 luglio al Pilastro e sono state acquisite nella maxi perizia sul decesso.