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Cronaca 3 min di lettura12 ott

Reggio Emilia, salta il viaggio di 71 docenti: cosa divide la città

La delegazione statunitense rinuncia alla visita dopo le polemiche su Gaza, mentre il gruppo israeliano conferma la partecipazione e incontra educatori e insegnanti.

Il confronto sull’accoglienza delle delegazioni provenienti da scuole ebraiche ha assunto toni durissimi a Reggio Emilia. Walker Meghnagi, presidente della Comunità ebraica di Milano, ha evocato un clima paragonabile a quello del Terzo Reich; il sindaco Marco Massari ha respinto ogni accusa di antisemitismo e ha annunciato che riceverà personalmente gli ospiti israeliani.

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Il confronto politico si inasprisce

Massari, esponente del Partito democratico e figlio di un partigiano, ha difeso l’amministrazione sostenendo che quelle contestazioni non rappresentano né i valori né la storia della città. Secondo il primo cittadino, la Carta elaborata da Reggio Children non impone a nessuno di rispondere in quanto ebreo, israeliano o membro di una specifica comunità.

Il documento, ha ricordato il sindaco, richiama invece principi generali legati al rispetto e alla tutela dell’infanzia. In questo clima, Massari accompagnerà l’arrivo della delegazione israeliana, rimasta in programma nonostante la rinuncia del gruppo statunitense.


Tedeschi: nessuna firma imposta

Maddalena Tedeschi, presidente di Reggio Children, ha chiarito che la Carta non è un testo da sottoscrivere, ma un documento ancora aperto al confronto. La responsabile ha negato che agli ospiti sia stata chiesta una presa di posizione formale: «Non abbiamo mai chiesto firme a nessuno».

Tedeschi ha spiegato che, durante la Consulta, alcuni partecipanti avevano sollecitato una distanza dalle scelte politiche di Benjamin Netanyahu. Quella richiesta, però, non sarebbe mai diventata una linea ufficiale di Reggio Children. L’organizzazione avrebbe scelto di informare gli invitati sulle tensioni presenti in città, senza trasformare l’incontro in una verifica delle posizioni politiche dei partecipanti.


La visita divide le delegazioni

La vicenda riguarda un appuntamento fissato dall’11 al 16 ottobre al Centro internazionale Loris Malaguzzi. Erano attesi 71 insegnanti ed educatori ebrei dagli Stati Uniti e 25 partecipanti provenienti da Israele, con un programma di incontri con pedagogisti e docenti e visite nelle scuole di Reggio Children.

Dopo le polemiche, il gruppo americano ha deciso di cancellare il viaggio. La delegazione israeliana, invece, ha confermato la propria presenza ed è arrivata in città; il sindaco la accoglierà in una fase segnata da forte tensione politica e sociale.

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Le contestazioni nate in città

Le prime richieste di annullamento erano state avanzate da attivisti, genitori, rappresentanti sindacali e alcuni esponenti politici. Al centro delle loro preoccupazioni c’erano eventuali legami tra alcune realtà coinvolte nella visita e organizzazioni considerate vicine alle forze di difesa israeliane.

La protesta si è svolta il 6 ottobre davanti al Centro Malaguzzi, con circa un centinaio di persone tra bandiere, cartelli e megafoni. Nello stesso momento, all’interno della struttura, si riuniva una Consulta composta da circa 400 genitori, insegnanti e rappresentanti dei Consigli di infanzia.


La Carta al centro della disputa

Durante l’assemblea è stata discussa la Carta per un’educazione democratica e partecipata, frutto di un percorso durato diversi mesi. Il testo condanna la guerra senza indicare esplicitamente uno Stato e, dopo la riunione, sarebbe stato integrato anche con un riferimento a tutti i genocidi.

Alcuni genitori e docenti avrebbero chiesto agli ospiti di prendere le distanze dalle politiche del governo israeliano. In seguito, un chiarimento di Reggio Children ha precisato che il riferimento a un’ulteriore presa di posizione descriveva soltanto un passaggio del confronto, non una decisione assunta dall’ente.


La dichiarazione circolata negli Usa

A riaccendere il caso è stata poi la pubblicazione, sul sito statunitense Jewish Insider, di immagini relative a una frase che i partecipanti al viaggio avrebbero dovuto sottoscrivere: «Prendo le distanze dall’occupazione di Gaza». Non è stato chiarito da quale documento provenisse quella formulazione.

Reggio Children ha ipotizzato che potesse trattarsi di un estratto delle conversazioni informali legate alla stesura della Carta. Agli invitati americani sarebbero state comunque trasmesse rassegne stampa e informazioni sulle contestazioni, comprese le richieste di condannare l’occupazione di Gaza e le violazioni dei diritti dei bambini e delle persone nei territori occupati e altrove.

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