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Cronaca 1 min di lettura4 ore fa

Regeni, cade l’accusa più grave: tre condanne e un assolto

La giustizia italiana riconosce il sequestro di Giulio Regeni, ma non l’omicidio: dieci anni a tre agenti egiziani e assoluzione per il quarto imputato.

La sentenza sul caso Giulio Regeni lascia fuori dal verdetto l’accusa di omicidio. Per i giudici, la responsabilità riconosciuta riguarda invece il sequestro del ricercatore italiano, scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016.


Il delitto non entra nella condanna

I tre imputati ritenuti responsabili dovranno scontare dieci anni di reclusione. La decisione riguarda il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed.

La Corte d'Assise di Roma ha escluso dal dispositivo l’ipotesi di omicidio, limitando la condanna al sequestro di persona. Per Sharif la procura aveva sollecitato la pena dell’ergastolo.

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Un assolto tra gli imputati

Il generale Tariq Sabir, indicato nel procedimento come quarto imputato, è stato invece assolto. Il suo nome non compare quindi tra quelli colpiti dalla pena decisa dai giudici.

Il verdetto si concentra sull’azione compiuta contro Regeni nella capitale egiziana. La condanna dei tre agenti dei servizi segreti egiziani è dunque legata esclusivamente alla privazione della libertà del giovane ricercatore, mentre l’accusa più grave è caduta.

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